Mens sana in corpore sano: la palestra in azienda

Il mio contributo per Well Work

È risaputo che praticare regolare attività fisica ha effetti positivi tanto sul fisico quanto sulla mente.

Se i risultati sul fisico sono evidenti, meno lampanti sono quelli sulla mente, ma tra gli effetti principali troviamo una maggiore ossigenazione cerebrale ed il rilascio di endorfine, che hanno la capacità di regalare piacere, gratificazione e felicità, facendo sopportare meglio lo stress.

Questi benefici si traducono in una maggiore concentrazione, facendo migliorare la memoria e l’apprendimento: in questo modo, più si mantiene alta la concentrazione durante l’esecuzione di un lavoro, minore sarà la possibilità di errore e meno tempo verrà impiegato nell’esecuzione dello stesso.

Molto spesso si pratica attività fisica per scaricare la tensione e lo stress, tanto che finito l’allenamento si è decisamente più rilassati e probabilmente i problemi che prima sembravano insormontabili, ora risultano facilmente risolvibili, grazie alla maggiore lucidità mentale.

Questo perché, quando il corpo è in movimento, il cervello, entra in uno stato di rilassamento dando vita a creatività ed intuizioni.

Praticare un’attività fisica costante, inoltre, migliora l’autostima: tutti i piccoli traguardi raggiunti esercitando costantemente un’attività fanno crescere la fiducia in noi stessi.

Spesso però solo l’idea di dover trovare tempo per andare in palestra genera ulteriore stress. Difficilmente si rinuncia a qualche ora di sonno per dedicarsi all’attività fisica di prima mattina e durante il giorno bisogna fare i conti con le attività lavorative, con una pausa pranzo risicata in cui non c’è tempo sufficiente per uscire dall’azienda e andare in palestra, con una vita personale da gestire, e con gli imprevisti che al giorno d’oggi fanno parte della quotidianità, così che, anche se si era programmato di dedicare un’ora all’attività fisica, si deve rinunciare per qualcosa, che sul momento sembra essere più importante ed urgente.

Visto che il principale problema sembra essere il tempo, la soluzione migliore è limitare il più possibile i tempi improduttivi: per fare ciò si può adibire un piccolo spazioall’interno dell’azienda, come la palestra.

Non è un progetto infattibile, in quanto alcuni studi hanno dimostrato che l’attività migliore per alzare il livello di concentrazione e ridurre al minimo lo stress è quella a basso impatto, come una camminata a ritmo regolare o la bicicletta con una pedalata costante.

In fin dei conti la maggior parte del tempo la si passa sul luogo di lavoro, e renderlo piacevole e trovare al suo interno anche uno spazio di svago, oltre al conseguimento dei benefici sopra menzionati, non può che fidelizzare il lavoratore.

Smartworking e telelavoro: sinonimi o contrari?

Il mio contributo per Well Work

Smart working e telelavoro, spesso, vengono utilizzati erroneamente come sinonimi.

Il telelavoro è definito come un tipo di lavoro caratterizzato dall’impiego di tecnologie informatiche e telematiche, effettuato a distanza dalla sede centrale dell’azienda, dalla quale viene però mantenuto il collegamento.

Introdotto con l’accordo interconfederale del 9 giugno 2004 (che recepisce l’accordo quadro europeo del 16 luglio 2002), la prestazione lavorativa è regolarmente svolta al di fuori dei locali dell’azienda ma da postazioni fisse ben definite, e da un certo punto di vista strettamente legato a tempi di lavoro della sede principale.

Questa prima forma di flessibilità nasce grazie alla continua evoluzione tecnologica.

A pensarci bene, qualche anno fa, le scrivanie negli uffici erano colme di oggetti, tutti indispensabili alla prestazione lavorativa: oltre al computer, il telefono, il fax, l’agenda, la rubrica telefonica, la calcolatrice. Al giorno d’oggi, invece, possiamo tranquillamente pensare di sostituire tutti questi oggetti con due: un computer e uno smartphone, ed avere comunque a disposizione tutto ciò che ci serve.

In quest’ottica diventa quasi superfluo avere una postazione fissa, ed è in parte anche il motivo per cui non ha decollato i telelavoro: non in tutti i casi si può adibire una parte di casa ad ufficio e, qualora il lavoratore debba uscire per raggiungere il luogo prescelto per svolgere la prestazione lavorativa, allora ritiene più utile recarsi in azienda, almeno può condividere con i colleghi tutto ciò che concerne il lavoro.

Partendo da questa premessa l’evoluzione del telelavoro è lo smart working.

Lo smart working, o lavoro agile, si caratterizza come una particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa effettuata dai lavoratori anche mediante l’ausilio di strumenti tecnologici, sia all’interno sia all’esterno dei locali aziendali, senza una postazione fissa e senza precisi vincoli di orario, così come disciplinato dalla Legge n.
81/2017 che l’ha introdotto nel nostro ordinamento.

Scopo dello smart working è valorizzare l’autonomia del lavoratore, il quale autonomamente deve gestire tempi e spazi di lavoro, puntando sul raggiungimento di un determinato risultato svincolandosi quasi totalmente dal concetto di presenza fissa.

Lo scopo dello smart working è la duplice soddisfazione di lavoratore e azienda.
Il primo, potendo scegliere in quale luogo effettuare la prestazione lavorativa, soprattutto nei casi di distanza dall’azienda, riduce sicuramente tempo sottratto al lavoro e magari passato nel traffico aumentando i livelli di stress, conciliando maggiormente i tempi di vita-lavoro.
L’azienda, dal suo lato, può puntare su una maggiore competitività, in quanto la ricerca e la selezione di personale può essere estesa su tutto il territorio, e al contempo su una riduzione dei costi, in quanto lo spazio adibito ad ufficio si riduce notevolmente.

Genitori meno stressati? Con il welfare si può!

Il mio contributo per Well Work

Mi capita spesso di sentire, per conto di genitori, affermazioni del tipo “da quando ho avuto un figlio è tutto uno stress”.

Sicuramente la nascita di un figlio è un evento tanto eccitante quanto sconvolgente: di punto in bianco tutte le abitudini vengono sconvolte e modificate, e non esiste null’altro di così importante.

Questa rivoluzione personale deve però incastrarsi nella vita reale ed anche con il lavoro.

I genitori, quindi, si trovano a dover fare i conti con quello che la normativa mette a loro disposizione, per poter cercare di conciliare i tempi.

Allo stato attuale, la nostra normativa prevede alcuni periodi di congedo tanto per la madre quanto per il padre.

Le ultime novità in materia riguardano la possibilità per la madre lavoratrice di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto ed entro i cinque mesi successivi allo stesso, anziché di godere di un periodo precedente, purché le sue condizioni di salute e quelle del nascituro lo consentano.

Per i lavoratori diventati papà nel 2019, invece, viene prevista la possibilità di richiedere fino a 5 giorni di astensione “obbligatoria” dal lavoro e uno facoltativo in sostituzione dell’astensione della madre, entro il quinto mese di vita del bambino.

Tali giorni possono essere utilizzati in modo frazionato e non continuativo, e possono essere fruiti anche in costanza del congedo di maternità della madre lavoratrice, diventando così un diritto autonomo del padre. Non è invece cumulabile con il congedo della madre il giorno in aggiunta per il padre, diventando così una facoltà del padre, da scomputare dai giorni di congedo della madre.

Probabilmente parte dello stress dei genitori nasce proprio dalla difficoltà di gestione dei figli contestualmente all’attività lavorativa.

Questo dato viene confermato analizzando le politiche a sostegno delle famiglie negli altri Stati, in cui a fare la differenza non è un singolo provvedimento, ma l’insieme di misure che coprono l’intero arco della vita, consentendo alle persone di prendersi cura dei bambini e di sostenerli anche dal punto di vista economico.

Gli elementi a cui più ambiscono i lavoratori sono la durata del congedo parentale, la percentuale di retribuzione, le malattie dei figli retribuite, la flessibilità sul lavoro e sovvenzioni per la cura dei bambini.

Avere lavoratori più felici e meno stressati dovrebbe essere il mantra aziendale, e proprio per questi motivi gli ambiti delineati sopra possono tranquillamente rientrare tra gli elementi da prendere in considerazione come base di partenza per un piano welfare.

In estrema sintesi avere un ambiente di lavoro positivo porta con sé migliori performance, maggiori soddisfazioni, traducendosi in un miglior servizio, attivando un processo virtuoso.

Agevolazioni fiscali e bonus casa 2019: guide dell’Agenzia delle Entrate

I bonus casa e le agevolazioni fiscali 2019 per la casa prorogati o rinnovati nell’ultima legge di bilancio. Guide Agenzia delle Entrate.

bonus casa 2019

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’ultima legge di bilancio ha confermato o riproposto anche per l’anno 2019 alcuni dei più conosciuti bonus casa 2019 e altre agevolazioni fiscali legate alla casa. Le agevolazioni riguardano sia le ristrutturazioni edilizie e le spese per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici, che l’acquisto di prima casa. Si va poi dal bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al cosiddetto bonus verde per la ristrutturazione e l’irrigazione del verde privato. Infine da segnalare la riproposizione del bonus mobili ed elettrodomestici e il cosiddetto sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici.

L’Agenzia delle Entrate ha rilasciato sul portale ufficiale le guide aggiornate sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico e sul Bonus mobili ed elettrodomestici. Qui di seguito trovate un elenco dei bonus e agevolazioni per la casa per il 2019 e allegate le guide aggiornate delle Entrate.

Bonus casa 2019

Senza scendere nel dettaglio delle singole misure procediamo con una breve elencazione di bonus e agevolazioni casa 2019 per poi andare a trattarli singolarmente in prossime guide. Se invece sei alla ricerca di agevolazioni per le famiglie svantaggiate leggi la nostra guida Bonus ISEE basso 2019: agevolazioni e aiuti per il nuovo anno.

Bonus ristrutturazione: agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie

Fino alla fine dell’anno viene confermato il bonus ristrutturazione; questo consiste nella detrazione al 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi sostenuti appunto per la ristrutturazione. Detrazione fruita in 10 quote annuali di pari importo e applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

La ristrutturazione deve riguardare lavori interni ad immobili già esistenti, come ad esempio manutenzione ordinaria solo per le parti comuni dell’edificio, manutenzione straordinaria, recupero e risanamento conservativo o vera e propria ristrutturazione edilizia.

A titolo esemplificativo rientrano tra i lavori ammessi quelli effettuati sull’impianto idraulico ed elettrico, sull’impianto di allarme, oppure sulle pareti interne ed esterne, nonché sull’installazione di porta blindata ed inferriate fisse.

Accanto alle spese legate all’esecuzione dei lavori, si possono detrarre i costi di progettazione e le prestazioni professionali.

Agenzia Entrate: Guida Ristrutturazioni edilizie FEBBRAIO 2019
» 4,3 MiB – 91 download

Ecobonus: le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

L’Ecobonus, ossia il bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili viene riconfermato anche per questo anno. È prevista la detrazione Irpef del 65 per cento e del 50 per cento, a seconda della tipologia di lavoro effettuato per il risparmio energetico elevata al 75 per cento in caso di lavori condominiali.

I lavori riguardano ad esempio interventi con caldaie di condensazione ad alta efficienza, riqualificazione degli edifici, coibentazioni oppure rivestimenti termici alle porte d’ingresso. Anche in questo caso la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali fino a un limite massimo di:

  • 30.000 Euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40.000 euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100.000 euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Agenzia Entrate: Guida Agevolazioni Risparmio energetico FEBBRAIO 2019
» 3,4 MiB – 70 download

Agevolazioni per acquisto della prima casa

Agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale.  Queste agevolazioni consistono nella riduzione sia dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene confermata la proroga per quest’anno anche del bonus mobili: detrazione al 50 per cento per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, finalizzati all’arredo dell’immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione si può ottenere fino ad una spesa massima pari a 10.000 Euro.

Agenzia Entrate: Guida Bonus Mobili FEBBRAIO 2019
» 2,6 MiB – 49 download

Bonus verde

Anche gli interventi legati alla ristrutturazione e irrigazione del verde privato godono del cosiddetto bonus verde; si tratta di una detrazione al 36 per cento su una spesa massima pari a 5mila euro. Le spese riguardano la piantumazione o sistemazione di prati in giardini, terrazzi, balconi e cortili, anche condominiali.

Sisma bonus

Infine, i lavori antisismici potranno godere di un’agevolazione. Riguardano le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 2, ossia quelle ad alta pericolosità.

La detrazione riguarda i costi sostenuti a decorrere dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo, pari all’80 per cento della spesa sostenuta se l’intervento riduce il rischio di una classe, mentre sale all’85 per cento se riduce di due classi il rischio.

Imposta di bollo 2019: tutte le novità sulla marca da bollo

Cos’è e come funziona l’imposta di bollo? Ecco la guida con tutte le novità sulla marca da bollo per la fattura elettronica.

imposta di bollo, marca da bollo

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’imposta di bollo (cosiddetta marca da bollo) è un’imposta indiretta che colpisce i consumi; è alternativa all’IVA (imposta sul valore aggiunto) e pertanto, quando ad esempio le fatture o le ricevute fiscali riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad Iva, gli stessi sono esenti da questo ulteriore tributo. L’articolo 6 della Tabella (allegato B) al Dpr 633/1972 prevede che l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

La marca da bollo, nella misura di 2,00 euro va applicata esclusivamente alle fatture, sia cartacee che elettroniche, emesse senza addebito di Iva per un importo superiore a 77,47 euro; al contrario per quelle di importo inferiore non va applicata. Vediamo quindi come funziona e come si assolve a tale obbligo; passiamo infine a vedere tutte le novità per il 2019 in merito alla marca da bollo per la fattura elettronica.

Imposta di bollo: a chi si applica e chi è escluso

In linea generale sono esenti dall’apposizione della marca in modo assoluto:

  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad Iva (tanto al 4% che al 10% o al 22%);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali oppure delle ricariche telefoniche;
  • per le operazioni in reverse charge (circolare n.37/E/06).

Al contrario sono soggette alla marca da bollo tutte le fatture emesse sia in forma cartacea sia elettronica di importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:

  • le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72);
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72) come esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali;
  • esenti (art.10 Dpr 633/72): prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie;
  • escluse (art.15 Dpr.633/72): spese in nome e per conto, interessi di mora;
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

Imposta di bollo: come assolverla

Si può assolvere l’imposta di bollo con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio, oppure in modo virtuale.

L’obbligo di apporre il contrassegno è a carico del soggetto che emette la fattura, il quale può effettuare la rivalsa dell’imposta, addebitandone l’importo al destinatario della fattura, a titolo di spese anticipate.

La marca da bollo si acquista presso tabaccherie e simili, ossia rivenditori di valori bollati.

Ai fini della validità per essere considerato regolare una volta applicata sulla fattura deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento stesso.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo.

Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Marca da bollo virtuale

L’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale (cosiddetta marca da bollo virtuale) previa domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate; nella domanda di deve indicare il numero stimato dei documenti emessi e ricevuti per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale. La domanda può essere presentata solo per via telematica.

Il suo rinnovo avviene tacitamente per gli anni solari successivi, mentre la revoca deve essere esplicitata ed ha effetto dall’anno successivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione sulla fattura dovrà essere riportata esplicitamente la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Per quanto riguarda la liquidazione l’Ufficio liquiderà l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato; in modo provvisorio e con un importo di rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare.

Essendo un importo provvisorio, entro il 31 gennaio dovrà essere effettuata la dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, potendo così liquidare l’importo, attraverso modello F24 in modo definitivo. Questa modalità non si applica alle fatture elettroniche.

Marca da bollo, cosa cambia nel 2019

Con Decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 sono state introdotte novità sull’imposta di bollo per le fatture; queste novità interessano i contribuenti a partire dal 1° gennaio 2019.

In primo luogo, il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Marca da bollo fatture elettroniche

Il pagamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare deve essere effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dell’imposta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio. Mette quindi a disposizione il dato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito stesso.

A questo punto il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nell’area riservata del soggetto passivo IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate; con addebito su conto corrente oppure attraverso il modello F24.

Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Decreto del 28.12.2018.

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