Personalizzazioni di piani welfare

Si riporta il mio articolo per Well Work

Ultimamente il termine “welfare” è entrato prepotentemente nel nostro diritto del lavoro e sempre più spesso se ne parla anche quotidianamente.

Nonostante questo interesse crescente verso la materia vi sono ancora dubbi e incertezze sia da parte del datore di lavoro sia del lavoratore circa la convenienza.

L’incertezza principalmente è data dal fatto che c’è ancora un velo misterioso attorno a questa materia tanto da far pensare che sia un’opportunità solo per quelle figure dirigenziali o professionalmente specializzate con retribuzioni elevate.

Lo scopo del welfare non è assolutamente questo e non si possono cogliere gli aspetti positivi e negativi se prima non si ha un quadro d’insieme della materia.

Proviamo quindi a delineare i tratti essenziali.

La disciplina del welfare all’interno dei CCNL

Si riporta il mio articolo per Well Work

Il welfare contrattuale trae la sua origine da un contratto il quale può essere tanto individuale quanto collettivo di carattere nazionale, territoriale o aziendale: in questa guida prenderemo in considerazione il welfare inserito all’interno dei CCNL di settore.

Negli ultimi tempi al momento del rinnovo della parte economica dei CCNL è sempre più frequente che vi sia l’inserimento di quote da destinare a welfare anziché un puro aumento economico.

Welfare: impariamo dalle aziende lungimiranti

Si riporta il mio articolo per Well Work

Al giorno d’oggi i lavoratori sono costantemente sottoposti ad una continua e crescente pressione legata ad incarichi da svolgere con ritmi serrati, scadenze ravvicinate, obiettivi da raggiungere e il tutto è contornato da un difficile incastro tra vita personale e professionale. In una parola i lavoratori sono sempre più stressati.

Fortunatamente sempre più imprese si rendono conto che è necessario tutelare la salute dei propri lavoratori decidendo così di introdurre il welfare quale strumento di miglioramento della vita aziendale: agire sul clima aziendale e sulla qualità della giornata lavorativa significa, infatti, ridurre lo stress.Questo aspetto non è da sottovalutare in quanto lo stress da lavoro può portare a delle serie conseguenze per la salute dei lavoratori comportando un aumento nelle assenze ed incidendo negativamente sulla produttività.

Perché lo smart working non decolla in Italia?

Il tema dello smart working ciclicamente ritorna alla ribalta e viene investito da nuovo interesse, ma fino a che punto è diffuso in Italia?

Lo smart working, o lavoro agile, è una diversa modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato il quale “può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali”.

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