La gestione della privacy nello smart working

Il mio contributo per Well Work

L’esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile, detto anche smart working, implica un’attenzione particolare alla corretta gestione dei dati trattati e dunque l’obbligo, per il datore di lavoro, di prevedere misure tecniche ed organizzative adeguate al fine di garantire la sicurezza informatica.

In egual modo sarà essenziale l’atteggiamento del lavoratore e la sua responsabilizzazione, il quale dovrà essere edotto circa i comportamenti da adottare per prevenire i rischi connessi alla vulnerabilità informatica considerando le diverse postazioni in cui può eseguire la prestazione lavorativa.

Una corretta gestione privacy all’interno dello svolgimento del rapporto di lavoro in questa modalità, va di pari passo con la stesura di un regolamento aziendale legato quanto menoall’utilizzo di internet e della posta elettronica, nonché dei dispositivi di lavoro, e la corretta trasmissione e conservazione dei relativi dati.

Questo passaggio è fondamentale perché, come abbiamo già trattato nei vari contributi, l’esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile non prevede una postazione fissa di lavoro, pertanto, nel momento in cui il lavoratore decide di lavorare ad esempio in uno spazio di coworking, è potenzialmente esposto al rischio di attacchi esterni.

Vediamo quali misure minime possono essere adottate.

All’interno del regolamento aziendale il datore di lavoro dovrà indicare le misure che il lavoratore dovrà adottare in ogni fase del trattamento del dato: dalla acquisizione, all’aggiornamento e conservazione nonché le modalità di eventuale diffusione del dato stesso.

Accanto a queste attività devono essere previste delle misurepuramente informatiche e tecnologiche.

A titolo esemplificativo e non esaustivo il lavoratore deve essere correttamente informato sulla gestione degli strumenti di lavoro, in modo che questi vengano utilizzati solo per scopi legati all’attività lavorativa e in modo esclusivo da un singolo utente.

Quindi i device usati devono essere protetti sotto ogni punto di vista: indispensabile l’antivirus e un sistema di backup ed anche, se può sembrare ovvio, un’adeguata password. A tal proposito, l’azienda dovrebbe dotarsi di una policy legata alla scelta dei criteri di adozione delle credenziali per evitare che il lavoratore basi la sua scelta su informazioni facilmente intuibili, diventando così attaccabile.

Di base queste regole coinvolgono quasi tutti i lavoratori, ma nel caso dello smart worker, proprio per la varietà di luoghi che può frequentare durante lo svolgimento del proprio lavoro, è necessario che siano ben delineate le regole da seguire affinché vi sia un’adeguata protezione del datostesso.

Smartworking: un nuovo modello di azienda senza fissa dimora

Il mio contributo su “Well Work

Abbiamo appurato più volte che lo smartworking fatica a decollare in Italia a causa della carenza di un’adeguata cultura in tema di lavoro agile.

Ma fuori dai nostri confini com’è percepita questa modalità di esecuzione del rapporto di lavoro?

Come spesso accade gli USA sono all’avanguardia su molte cose e questa volta anche in tema di lavoro hanno davvero un caso esemplare: la startup “InVision” infatti non ha una propria sede fissa e tutti i suoi lavoratori, distribuiti in tutto il mondo, lavorare da casa o da qualsiasi postazione vogliano, in perfetto stile smartworking.

Ma quali sono le motivazioni che hanno portato il Ceo e founder, Clark Valberg, ad adottare una scelta del genere, forse addirittura radicale?

Fondamentalmente alla base della scelta del lavoro agile, o smartworking, che dir si voglia, ci sono due motivazioni:

  1. la prima quella di mantenere un vantaggio competitivo
  2. la seconda ridurre i costi non strettamente necessari al fine di investire sul loro prodotto.

InVision è una società di software che costruisce strumenti per designer pertanto bene si presta a questa esecuzione della prestazione lavorativa, perché sostanzialmente gli strumenti necessari per la prestazione lavorativa sono un computer e una connessione internet.

La società, fondata nel 2011, per il tipo di attività che svolgeva sapeva che per mantenere un vantaggio competitivo in una realtà come Manhattan doveva necessariamente avere al suo interno delle eccellenze, così per puntare su questo obiettivo non si sono posti limiti geografici!

Ovviamente per dare seguito alla loro idea non potevano fossilizzarsi su una struttura fissa e al tempo stesso affittare un ufficio nel mercato immobiliare di New York avrebbe richiesto uno sforzo economico notevole.

Così dall’unione delle sue esigenze è nato questo progetto che prosegue tutt’ora, avvalendosi di lavoratori dall’Inghilterra, Israele, Australia, Argentina e Nigeria.

Ciò che conta per l’azienda sono i risultati, è il prodotto che riesce a sviluppare chi collabora con loro, non quante ore passa seduto alla scrivania.

Gestire questo tipo di relazioni non è assolutamente facile, anzi, stabilire un rapporto tra colleghi che non si vedono mai può essere difficile, proprio per questo l’azienda organizza alcuni meeting in cui le persone che lavorano insieme quotidianamente, ma a distanza attraverso lo smartworking, possano finalmente incontrarsi di persona.

Perché lo smart working non decolla in Italia?

Il tema dello smart working ciclicamente ritorna alla ribalta e viene investito da nuovo interesse, ma fino a che punto è diffuso in Italia?

Lo smart working, o lavoro agile, è una diversa modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato il quale “può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali”.

Smart working: cos’è?

smart working

Il mondo sta velocemente cambiando e allo stesso modo il mondo del lavoro, la sua stessa organizzazione: l’approvazione definitiva del “lavoro agile” o “smart working” è solo l’ultima novità.

Smart working: in cosa consiste?

E’ importante premettere che lo smart working non è una nuova tipologia contrattuale, ma si sostanza in una modalità differente di esecuzione del rapporto di lavoro: nasce da accordo tra le parti il cui contenuto può riguardare tanto fasi organizzative del lavoro quanto obiettivi.

Lo smart working è quindi una nuova modalità di organizzazione del lavoro subordinato, che pur mantenendo inalterate le proprie caratteristiche prende una nuova accezione, acquistando flessibilità.

Innanzitutto il luogo di lavoro non è più indicato nel classico luogo circoscritto all’interno dei locali aziendali, ma si sostanzia nello svolgimento dell’attività lavorativa al di fuori dell’azienda stessa.

In modo analogo muta anche il concetto di orario di lavoro, fermo restando il rispetto dei limiti massimi previsti dalla legge, il quale viene gestito da datore di lavoro e lavoratore in relazione alle reciproche esigenze.