I destinatari del welfare: generalità o categorie omogenee

Il mio contributo per Well Work

Uno dei vantaggi nell’introdurre un piano welfare in azienda è quello dell’agevolazione fiscale, ma perché questo sia possibile devono essere rispettati alcuni requisiti fondamentali; uno di questi requisiti riguarda l’obbligo di dedicare tali erogazioni alla generalità oppure a categorie di lavoratori.

Il motivo di questa condizione è impedire l’erogazione diforme di welfare ad personam, ossia erogare prestazioni retributive “mascherate” da welfare a singole figure, eludendo così la normativa.

Se è chiaro il concetto di generalità dei lavoratori, ossia elargire forme di welfare a tutta la popolazione aziendale senza alcuna esclusione, più sottile è il concetto di categorie.

Lo stesso concetto di categorie può essere inteso in un modo più ristretto ovvero in un modo più fantasioso.

La prima visione è quella di limitarci a considerare categorie quelle previste dalla normativa civilistica: il Codice Civile infatti all’articolo 2095 divide i prestatori di lavoro subordinato nelle seguenti categorie:

  • dirigenti;
  • quadri;
  • impiegati;
  • operai

È evidente che questa interpretazione sia alquanto rigida, senza dare spazio alla completa personalizzazione di un piano welfare.

Ci viene in aiuto quindi l’opportunità di identificare categorie di lavoratori in gruppi di dipendenti che abbiano caratteristiche comuni, purché ovviamente queste stesse caratteristiche siano oggettive e ben identificabili, altrimenti rischiamo di incappare nuovamente nell’elargizione di welfare ad personam.

Vediamo a titolo esemplificativo quali possono essere delle categorie da utilizzare.

Tra le caratteristiche comuni troviamo sicuramente l’appartenenza allo stesso livello di inquadramento oppure la stessa tipologia contrattuale.

Altre sì qualora il datore di lavoro svolgesse la propria attività lavorativa su più sedi potrebbe essere l’appartenenza ad una sede piuttosto di un’altra da utilizzare come strumento di incentivo se una sede ha qualche difficoltà nel raggiungere gli obiettivi prefissati, o al contrario, come strumento premiale nel caso la sede ottenga ottimi risultati.

È evidente che quelli sopra riportati siano solo alcune delle categorie che possono essere identificate per erogare welfare in azienda e che i criteri da poter utilizzare siano effettivamente molteplici potendo così rispondere a specifiche esigenze aziendali.

L’importante è che venga rispettato il concetto chiave di trovare caratteristiche comuni a più lavoratori.

Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019: pronti i nuovi modelli


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoroediritti.com

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate i modelli per le prossime dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019, con le relative istruzioni. Si tratta dei modelli in versione definitiva delle dichiarazioni fiscali relative al periodo di imposta 2018.

I modelli dichiarativi 2019 da utilizzare per la dichiarazione dei redditi 2019, per il periodo di imposta 2018 riguardano:

  • 730;
  • Certificazione unica;
  • Iva
  • Iva 74 bis;
  • 770;
  • Cupe.

Vediamo le novità che interessano questi modelli.

Modello 730/2019: le novità

Le novità che interessano il modello 730 riguardano principalmente le detrazioni d’imposta:

  • delle spese per l’abbonamento al trasposto pubblico, nella misura del 19% fino a 250 euro
  • e quelle, sempre pari al 19%, sull’acquisto di strumenti e di ausili in caso di disturbi dell’apprendimento
  • nonché sule assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo.

In aggiunta vi è il “bonus verde” pari ad una detrazione al 36%, fino a un massimo di 5.000 Euro per la sistemazione a verde di aree private, impianti di irrigazione, realizzazione pozzi, coperture a verde, giardini pensili.

Per le agevolazioni previste per il recupero del patrimonio edilizio, che comportano un risparmio energetico è necessario comunicare all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica il cd. “Ecobonus”.

Infine, è prevista un’agevolazione al 30% per le erogazioni liberali in favore di Onlus e associazioni di promozione sociale e al 35% per le organizzazioni di volontariato.

Modello Iva/2019 e 74-bis/2019: le novità

Le novità del modello IVA 2019 sono l’inserimento del rigo VA16, nel quadro VA, per i soggetti che dal 1° gennaio 2019 parteciperanno a un Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972): i contribuenti interessati dovranno barrare la casella per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva precedente l’ingresso nel Gruppo.

La seconda novità riguarda l’inserimento del campo 2 del rigo VX2, per indicare la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti Iva effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo dal 1° gennaio 2019.

Infine, l’inserimento nel quadro VO, rigo VO34, della casella 3: questa serve per i contribuenti che nel corso del 2015 avevano optato per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, nel caso in cui dal 2018 hanno revocato tale scelta, accedendo al regime forfetario della legge n. 190 del 2014.

Il modello IVA 74-bis/2019, invece, è da utilizzare per la dichiarazione delle operazioni effettuate nella frazione d’anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa.

Certificazione Unica 2019: le novità

Sono stati inseriti alcuni campi per l’indicazione del credito riconosciuto dall’Inps ai beneficiari dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE) previsto dalla legge n. 232/2016.

È stata inoltre introdotta la nuova sezione “Particolari tipologie reddituali”. Questa nuova sezione serve per individuare alcune tipologie reddituali per le quali è previsto un inquadramento fiscale diverso rispetto a quello previdenziale.

Modelli 770 e Cupe: le novità

Il modello 770/2019 e la Certificazione degli utili e dei proventi equiparati riportano la novità in tema adeguamento del trattamento fiscale delle partecipazioni di natura qualificata a quelle di natura non qualificata; con riferimento ai redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa.

In aggiunta è stato previsto un nuovo prospetto per gestire il regime fiscale dei proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme peer to peer lending) e per i prestiti finalizzati al finanziamento ed al sostegno di attività di interesse generale (Social Lending).

Infine per maggiori informazioni e per reperire i modelli delle Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019 vi rimandiamo al sito dell’Agenzia delle Entrate. Per informazioni e chiarimenti vi invitiamo a usare il contact center al Numero Verde Agenzia delle Entrate da fisso 848.800.444 o da cellulare 06.96668907.

La creazione di un piano welfare in alcuni semplici passaggi

Il mio contributo per Well Work

Il contributo di oggi cercherà di sfatare qualche (falso) mito relativamente allo sviluppo di un piano welfare aziendale.

L’atteggiamento riscontrato spesso nei datori di lavoro legato alla materia “welfare” è un misto di diffidenza e timore, la prima perché non ne comprendono a pieno i benefici mentre il timore riguarda il fatto che mettere in pratica un piano welfare si riveli solamente un costo tanto economico quanto di sacrificio in termini di tempo e organizzazione.

Innanzitutto, il datore di lavoro deve essere convinto di voler apportare migliorie nell’azienda. Infatti il welfare è un insieme di azioni progettate e attivate dall’azienda per l’erogazione di somme, beni, prestazioni, opere o servizi finalizzati a soddisfare esigenze quotidiane dei propri dipendenti, o dei familiari degli stessi.

A questo punto l’idea deve essere messa in pratica e di conseguenza l’azienda deve elaborare una pianificazione strategica atta alla redazione di un piano welfare.


Vediamo le fasi operative.

La prima valutazione è la rilevazione delle esigenze e degli obiettivi aziendali: welfare come leva per raggiungere nuovi risultati, oppure per migliorare il clima aziendale o sostegno alla conciliazione dei tempi “vita-lavoro” dei suoi collaboratori.

A questo punto si deve passare all’analisi dei fabbisogni della popolazione aziendale: mappare i propri dipendenti al fine di individuare i servizi che meglio rispondono alle loro esigenze. Solo nel caso di corrispondenza tra esigenze e servizi messi a disposizione vi potrà essere un buon uso dello strumento welfare.

Valutare i costi. Ecco che riaffiora la paura dell’azienda: quanto andrò a spendere? La valutazione degli investimenti è un processo indispensabile in qualsiasi progettazione strategica all’interno di un’azienda, quindi anche nella stesura di un piano welfare.

La fase dell’attuazione vera e propria si suddivide in altri due momenti: l’individuazione degli strumenti per l’accesso al welfare e l’avvio di un’azione di comunicazione. Il datore di lavoro non può pensare che il piano esplichi gli effetti desiderati se non vengono informati i beneficiari circa le tipologie, le modalità di funzionamento e di fruizione dei servizi offerti.

A questo punto non rimane che monitorare periodicamente l’andamento del piano welfare al fine di valutare se i risultati attesi in fase di progettazione vengono rispettati e contestualmente vi sia aderenza tra i servizi offerti e utilizzati.

Ora al datore di lavoro non resta che abbozzare un piano!

Saldo e stralcio, come funziona: ecco il modello SA-ST di adesione


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoroediritti.com

La Legge numero 145 del 30 dicembre 2018, cosiddetta Legge di Bilancio 2019, ha introdotto la possibilità per coloro i quali si trovino in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica dimostrabile tramite modello ISEE, di pagare in misura ridotta i propri debiti nei confronti dell’erario con la nuova procedura del saldo e stralcio debiti.

Vediamo in questa guida pratica come funziona la misura della Pace Fiscale, chi sono i soggetti che possono accedervi e come fare domanda con Modello SA-ST.

Saldo e stralcio, come funziona

I soggetti interessati sono i contribuenti persone fisiche che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica, stando ad indicare coloro i quali presentano un Isee del nucleo famigliare non superiore a Euro 20.000.

Questo beneficio trova applicazione solamente nei confronti dei carichi affidati all’Agente della riscossione nel periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 derivanti dall’omesso versamento di debiti Irpef, Iva e dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps con esclusione degli importi richiesti a seguito di accertamento.

Il saldo e stralcio consiste nell’esclusione dal pagamento delle sanzioni comprese in questi carichi, degli interessi di mora e dovrà versare le somme a titolo di capitale e interessi di ritardata iscrizione a ruolo in misura pari:

  • al 16% se l’ISEE del nucleo familiare non superiori 8.500 euro;
  • 20% se l’ISEE del nucleo familiare è compreso tra 8.500 e 12.500 euro;
  • 35% se l’ISEE del nucleo familiare tra 12.500 euro e 20.000 euro.

Partecipano a questo beneficio anche i soggetti che allegano alla domanda copia conforme del decreto di apertura della procedura di liquidazione dei beni per sovraindebitamento; i quali verseranno le somme a titolo di capitale e interessi, in misura pari al 10%, indipendentemente dal valore dell’ISEE.

Oltre alle percentuali di cui sopra si dovrà versare l’aggio maturato a favore dell’Agente della riscossione ed il rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.

Saldo e stralcio debiti: come fare domanda

Come fare domanda di saldo e stralcio debiti? La prima cosa da fare per accedere a questa definizione agevolata è presentare entro il 30 aprile 2019 il Modello SA-ST, scaricabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione o in fondo a questo articolo, da inviare poi con le seguenti modalità:

  • a mezzo pec alla Direzione Regionale di Agenzia delle Entrate-Riscossione allegando documento di identità;
  • direttamente agli sportelli di Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Saldo e stralcio cartelle: come pagare

Il contribuente può scegliere di effettuare il versamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019; oppure può decidere di saldare in più rate (massimo 5) divise secondo il seguente calendario:

  1. il 35% entro il 30 novembre 2019;
  2. 20% entro il 31 marzo 2020;
  3. 15% entro il 31 luglio 2020;
  4. 15% entro il 31 marzo 2021;
  5. il restante 15% entro il 31 luglio 2021.

Esito della procedura

Entro il 31 ottobre 2019 verrà pertanto reso noto al contribuente l’ammontare delle somme dovute; questo al fine di estinguere il debito e le relative rate, se richieste.

Allo stesso modo in caso di non accettazione verrà comunicato al contribuente il motivo. Nel caso vi sia la possibilità di applicare la rottamazione ter, i debiti sono automaticamente inclusi con indicazione delle somme dovute e il totale è ripartito in 17 rate.

Modello SA-ST: domanda saldo e stralcio debiti

Alleghiamo infine il Modello SA-ST per la domanda di adesione al saldo e stralcio debiti. Per maggiori informazioni vi rimandiamo al sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione seguendo questo link.

Modello SA-ST – Saldo e Stralcio
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Il pranzo è servito: nuovi luoghi di aggregazione in azienda

Il mio contributo per Well Work

Usciamo dallo schema tradizionale di azienda in cui sono definiti tempi e spazi di esecuzione della prestazione lavorativa per cogliere le prospettive di un nuovo modello dove a cambiare è oltre alla modalità di attuazione del business stesso anche il ruolo dei luoghi di aggregazione, dando la possibilità ai lavoratori di vivere al meglio la vita aziendale.

È così, quindi, che già da qualche anno alcune aziende cercando di prestare attenzione alla soddisfazione dei dipendenti hanno agito sul clima aziendale offrendo luoghi di aggregazione oltre a luoghi di esecuzione dell’attività lavorativa.

Da italiani amanti del buon cibo sappiamo che spesso le decisioni importanti o anche solamente nuove idee nascono a tavola e di conseguenza uno dei luoghi di aggregazione più importante in azienda potrebbe diventare quello legato alla consumazione del pranzo.

Il ruolo dell’azienda diventa così assolutamente cruciale nel benessere del lavoratore per diversi motivi e agire sulla pausa pranzo ha un duplice risvolto.

Innanzitutto, al giorno d’oggi, i lavoratori rimangono praticamente sempre “connessi” e così anche nell’ora di pranzo si trovano o nella situazione di consumare il pasto in pochi minuti o addirittura di saltarlo avendo così un pessimo effetto sulla salute fisica poiché è noto che da un punto di vista nutrizionale saltare un pasto è una delle prime abitudini da perdere quando si desidera restare in forma. L’attenzione del datore di lavoro, quindi, oltre all’ambiente deve essere legata alla qualità del pranzo puntando su pasti sani con ingredienti di prima scelta offrendo quindi un’esperienza che il lavoratore decide di scegliere quotidianamente invece di uscire dai locali aziendali.

Questa è la chiave di lettura: veicolare la scelta del lavoratore a rimanere all’interno dell’azienda anche durante la pausa pranzo, poiché al di là dell’attenzione verso l’aspetto salutistico del lavoratore, l’azienda ha la possibilità di creare un team coeso.

Non è sufficiente infatti lavorare insieme o essere vicini di scrivania per creare legami e al tempo stesso non è possibile consolidarne con lavoratori di reparti differenti.

Lo strumento di facile coesione è dato quindi dal momento del pranzo: occasione di comunicare in un contesto informale e in una situazione più rilassata, momento al quale potrebbe partecipare anche il datore di lavoro per creare un feeling con i suoi collaboratori, creando così la situazione ideale per ascoltare temi differenti da quelli trattati rigidamente nella sala riunione proprio per il diverso clima aziendale.

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