Flexible benefit: tutti i vantaggi nell’erogazione di beni e servizi

Il mio contributo per Well Work

I”flexible benefits” rappresentano una misura di welfare costituita da beni, servizi e prestazioni non monetariemesse a disposizione ai lavoratori dal datore di lavoro.

Diventa così una modalità alternativa, ed integrativa, di retribuzione avente lo scopo di aumentare il potere di acquisto dei lavoratori ed agire sulla qualità della vita. Questo perché la parte variabile di retribuzione che potrebbe essere concessa al lavoratore viene sostituita da un paniere di servizi e beni in natura che il lavoratore avrebbe acquistato per sostenere spese personali e familiari.

Il datore di lavoro mette così a disposizione, direttamente o per il tramite di fornitori esterni, un budget di spesa destinato alla formazione del paniere dei servizi che ogni lavoratore può comporre a suo piacimento.

All’interno del paniere possiamo ricondurre i benefit non tassabili individuati tassativamente dall’art. 51 TUIR, ne fanno ad esempio parte:

  • acquisto di abbonamenti a cinema o a teatri;
  • sottoscrizione di polizze sanitarie o di previdenza complementare;
  • iscrizione a corsi di formazione;
  • erogazione di forme di trasporto collettivo;
  • voucher e buoni di acquisto.

Dall’elenco si evince che le erogazioni devono essere connotate dalle finalità di eduzione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, e rientrando in un piano welfare essere messe a disposizione direttamente dal datore di lavoro o, nel caso di strutture esterne all’azienda, solo se il dipendente rimane estraneo al rapporto economico che intercorre tra l’azienda e il terzo erogatore del servizio. Come tutti i piani welfare, anche in questa soluzione, l’erogazione deve essere prevista per la generalità di lavoratori o categorie omogenee.

In questo modo i vantaggi per i dipendenti sonoimmediatamente evidenti: si avvale di un servizio di cui avrebbe in ogni caso usufruito, ma senza aver alcuna incidenza sulla parte contributiva né tanto meno fiscale della retribuzione, riducendo così anche l’impegno economico dell’azienda.

Infine, l’introduzione di flexible benefits all’interno dell’azienda può non essere una mera decisione del datore di lavoro, ma una spinta esterna: è il caso del CCNL Metalmeccanici che già dal 2017 aveva previsto che per tutti i lavoratori doveva avvenire l’erogazione di “beni flessibili”, inizialmente con un importo pari a 100,00 Euro il primo anno, per arrivare al doppio nel 2019.

Il CCNL stabilisce solamente un principio di linea generale, che poi dovrà essere attuato dall’azienda.

In questo caso è bene ricordare che l’erogazione di welfare attraverso flexible benefits non è una mera scelta aziendale ma un vero e proprio dovere per il datore di lavoro, di adempiere correttamente al contratto.

Modello 730/2019: documenti necessari per la dichiarazione dei redditi


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Si avvicina il momento in cui è necessario preparare la documentazione utile alla redazione del modello 730/2019. Dal prossimo 15 aprile sarà possibile accedere sul sito internet dell’Agenzia delle entrate ed accedere alla sezione dedicata al modello 730 precompilato, controllare ed eventualmente modificare i dati già inseriti.

Nel caso, invece, si preferisca farsi assistere da un professionista oppure da un CAF, occorre esibire una serie di documenti. In questa guida faremo un breve riepilogo dei documenti necessari per la dichiarazione dei redditi.

Documenti necessari per la dichiarazione dei redditi

Se abitualmente vi fate assistere da un professionista, alcuni dati saranno già in suo possesso, come ad esempio la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente e il codice fiscale del coniuge e dei familiari a carico ed altresì la visura catastale degli immobili, tanto terreni quanto fabbricati.

Nel caso invece vi rechiate per la prima volta in un CAF o scegliate un nuovo professionista allora dovranno essere presentati i documenti di cui sopra unitamente al vostro documento di identità.

CU 2019 redditi 2018

Per poter effettuare la dichiarazione dei redditi è poi necessario presentare le certificazioni dei vari redditi percepiti nell’anno precedente: di lavoro dipendente, di collaborazione, di pensione che il contribuente riceverà entro il 31 marzo.

Per coloro i quali hanno degli immobili in locazione per i quali riscuotono un affitto, dovranno presentare l’importo totale del canone riscosso.

Oneri deducibili e detraibili

La ricerca che può richiedere più tempo riguarda quella riferita alle spese sostenute durante tutto il 2018 per gli oneri deducibili e detraibili. Gli oneri deducili e detraibili sono quegli importi che vanno ad agire diminuendo la base imponibile su cui calcolare le imposte, nel primo caso, e l’importo dell’imposta stessa nel secondo, quindi molto importanti in sede di dichiarazione dei redditi.

Primo fra tutti appartengono alla categoria degli oneri deducibili le spese sostenute per il versamento di contributi previdenziali comprendendo anche quelli legati alla previdenza integrativa.

Spese mediche

Secondariamente la documentazione può riguardare le spese mediche come ad esempio quelle dentistiche, oculistiche, chirurgiche. Appartengono a questa categoria anche le spese sostenute per ricoveri in istituti di soggetti riconosciuti invalidi o portatori di handicap; in questo caso è indispensabile fornire la copia di tale riconoscimento.

Sempre in caso di persone non autosufficienti si deve fornire l’attestazione delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale (colf e badanti) per un importo non superiore a 2.100,00 Euro.

All’interno di questa categoria rientrano anche le spese riferite all’acquisto di mezzi necessari per l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento, e quelle per sussidi tecnici informatici, relative a portatori di handicap, nonché per l’acquisto di motoveicoli ed autoveicoli adattati. Sempre in ambito medico sono utili anche le spese sostenute per visite veterinarie.

Spese sostenute per i figli

Tra le spese sostenute per i figli viene riconosciuta la possibilità di portarsi in detrazione :

  • le spese effettuate per il pagamento delle rette degli asili nido, per un massimo di 632,00 Euro per ogni figlio fino ai 3 anni
  • e le spese sostenute per le attività sportive per ciascun figlio di età compresa fra 5 e 18 anni. Per un importo non superiore a 210,00 Euro ciascuno per iscrizione annuale e abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine e strutture sportive.

Nell’ambito della scuola sono da considerare anche le spese legate alla scuola primaria, secondaria primo e secondo grado, nonché università e per corsi di specializzazione universitaria. Se gli studenti universitari sono fuori sede, intendendo ad una distanza di almeno 100 chilometri dal comune di residenza dello studente e in una provincia diversa, le spese relative al contratto di locazione di immobile destinato ad abitazione dello studente possono essere detratte fino ad un importo massimo di 2.633,00 Euro.

Tra le altre spese sostenute nel corso dell’anno che possono essere utilizzate in dichiarazione dei redditi ci sono sicuramente quelle per le assicurazioni vita (caso morte), infortuni, e quelle finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave e quelle che hanno ad oggetto il rischio della non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Spese per la casa

Parte molto importante nelle spese sostenute riguarda la casa. Primo fra tutto la spesa che incide maggiormente è quella legata al mutuo, di conseguenza i documenti da consegnare sono:

  • atto di compravendita e atto di mutuo relativi all’abitazione principale (nel caso in cui non sia già stato fornito negli anni precedenti);
  • dichiarazione della banca o quietanze attestanti interessi passivi pagati relativi a mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione.

Le altre spese possono riguardare i mobili e quelle sostenute per interventi finalizzati al risparmio energetico. Nel primo caso è necessario consegnare la ricevuta o fattura, attestante il pagamento, delle spese legate a grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+; per usufruire del bonus mobili per le giovani coppie, queste devono fornire prova che vi sia convivenza da almeno 3 anni.

La detrazione, invece, del 55% o del 65% è legata alle spese per interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici esistenti. Il tetto massimo di spesa è variabile a seconda del tipo d’intervento, dal 2011 è detraibile obbligatoriamente in 10 quote annuali di pari importo.

Le tipologie di intervento sono:

  • riqualificazione energetica di edifici esistenti;
  • interventi sull’involucro di edifici esistenti;
  • installazione di pannelli solari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • installazione di dispositivi multimediali per il controllo remoto del riscaldamento, produzione acqua calda, climatizzazione

La documentazione necessaria è legata alle fatture e relativi bonifici, nonché copia dell’asseverazione effettuata da un tecnico abilitato, ossia copia dell’attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica.

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Ecco un riepilogo delle sanzioni previste per la tardiva o omessa emissione e trasmissione della fattura elettronica.

A quali sanzioni si va incontro per la mancata emissione di una fattura elettronica? E per l’emissione o la trasmissione in ritardo? È passato poco più di un mese dall’entrata in vigore della tanto attesa e-fattura obbligatoria per la generalità delle compravendite di beni e servizi nel territorio italiano. Se per alcuni ormai è un “gioco da ragazzi” emettere nella nuova modalità le fatture, per altri non è ancora un automatismo.

Ma anche chi ancora non riesce proprio a farsene una ragione può tirare un respiro di sollievo: nel primo periodo infatti ci sarà molta tolleranza rispetto alle sanzioni applicabili.Vediamo in breve cosa prevede la normativa, ma prima facciamo un passo indietro e ricapitoliamo un po’ di regole generali.

Fatturazione elettronica: i soggetti coinvolti e gli esclusi

Prima di addentrarci nelle sanzioni previste per coloro che non adempiono correttamente è bene ripassare i soggetti interessati in questo adempimento. Fino al 31 dicembre dello scorso anno fatte salve alcune eccezioni riguardanti specifiche tipologie di operazioni effettuate nei settori dei carburanti e dei subappalti pubblici, l’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico era previsto esclusivamente per le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Dal 01 gennaio 2019, invece, l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso alla generalità delle operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, nonché nei confronti di privati consumatori.

Restano escluse dall’obbligo in argomento le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti esteri, ossia soggetti non residenti, non stabiliti e identificati ai fini IVA senza stabile organizzazione in Italia.

Restano inoltre esclusi in questa fase:

  • gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi)
  • e i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario.

Leggi anche: Fattura elettronica per regime forfettario e dei minimi: cosa c’è da sapere

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Nel caso in cui una fattura venga emessa in ritardo, o addirittura venga omessa la trasmissione elettronica, il Dl 119/2018 prevede diverse sanzioni.

In primo luogo, quando la fattura viene emessa con modalità diverse da quella elettronica il documento si intende non emesso, pertanto si applicano le sanzioni previste dall’art. 6 del D.lgs. 471/1997 che per le operazioni imponibili vanno dal 90% al 180% con un minimo di € 250,00. Se invece le operazioni sono non imponibili o esenti, le sanzioni vanno dal 5% al 10% del corrispettivo con un minimo di € 250,00.

L’unico modo per il contribuente di sanare la violazione è quello di emettere un’autofattura e trasmetterla al sistema di interscambio.

Periodo transitorio delle sanzioni fattura elettronica

In vista delle possibili difficoltà che potevano palesarsi nel corretto utilizzo della fatturazione elettronica vi è un periodo transitorio per il sistema sanzionatorio.

  • Fino al 30 giugno: fino al prossimo 30 giugno 2019 non si applicheranno le sanzioni in determinate situazioni; ovvero quando la fattura elettronica sia emessa entro il termine per l’effettuazione della liquidazione IVA relativa al periodo di riferimento. Di conseguenza entro il giorno 15 per i contribuenti mensili, entro il 15 del secondo mese successivo al trimestre per i trimestrali.
  • Dal 1° luglio: dal giorno successivo, ossia dal 1 luglio 2019 i termini previsti per la trasmissione della fattura elettronica al sistema di interscambio saranno di 10 giorni decorrenti dal momento in cui viene effettuata l’operazione; questo dato sarà riscontrabile dalla necessità di inserire nella fattura stessa la data in cui è stata effettuata l’operazione, se non corrisponde alla data di emissione.

Anche il committente che abbia provveduto a detrarre l’imposta oppure non l’abbia regolarizzata gode di una moratoria. Non verranno applicate sanzioni se il soggetto provvede a sanare l’omissione entro i termini della propria liquidazione IVA periodica. Al contrario sarà soggetto ad una sanzione del 20%. Anche in questo caso per regolarizzare la posizione il soggetto dovrà trasmettere un’autofattura al sistema di interscambio; il codice da usare è TD20 che si deve indicare nel campo “Tipo Documento”.

Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019: pronti i nuovi modelli


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoroediritti.com

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate i modelli per le prossime dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019, con le relative istruzioni. Si tratta dei modelli in versione definitiva delle dichiarazioni fiscali relative al periodo di imposta 2018.

I modelli dichiarativi 2019 da utilizzare per la dichiarazione dei redditi 2019, per il periodo di imposta 2018 riguardano:

  • 730;
  • Certificazione unica;
  • Iva
  • Iva 74 bis;
  • 770;
  • Cupe.

Vediamo le novità che interessano questi modelli.

Modello 730/2019: le novità

Le novità che interessano il modello 730 riguardano principalmente le detrazioni d’imposta:

  • delle spese per l’abbonamento al trasposto pubblico, nella misura del 19% fino a 250 euro
  • e quelle, sempre pari al 19%, sull’acquisto di strumenti e di ausili in caso di disturbi dell’apprendimento
  • nonché sule assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo.

In aggiunta vi è il “bonus verde” pari ad una detrazione al 36%, fino a un massimo di 5.000 Euro per la sistemazione a verde di aree private, impianti di irrigazione, realizzazione pozzi, coperture a verde, giardini pensili.

Per le agevolazioni previste per il recupero del patrimonio edilizio, che comportano un risparmio energetico è necessario comunicare all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica il cd. “Ecobonus”.

Infine, è prevista un’agevolazione al 30% per le erogazioni liberali in favore di Onlus e associazioni di promozione sociale e al 35% per le organizzazioni di volontariato.

Modello Iva/2019 e 74-bis/2019: le novità

Le novità del modello IVA 2019 sono l’inserimento del rigo VA16, nel quadro VA, per i soggetti che dal 1° gennaio 2019 parteciperanno a un Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972): i contribuenti interessati dovranno barrare la casella per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva precedente l’ingresso nel Gruppo.

La seconda novità riguarda l’inserimento del campo 2 del rigo VX2, per indicare la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti Iva effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo dal 1° gennaio 2019.

Infine, l’inserimento nel quadro VO, rigo VO34, della casella 3: questa serve per i contribuenti che nel corso del 2015 avevano optato per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, nel caso in cui dal 2018 hanno revocato tale scelta, accedendo al regime forfetario della legge n. 190 del 2014.

Il modello IVA 74-bis/2019, invece, è da utilizzare per la dichiarazione delle operazioni effettuate nella frazione d’anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa.

Certificazione Unica 2019: le novità

Sono stati inseriti alcuni campi per l’indicazione del credito riconosciuto dall’Inps ai beneficiari dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE) previsto dalla legge n. 232/2016.

È stata inoltre introdotta la nuova sezione “Particolari tipologie reddituali”. Questa nuova sezione serve per individuare alcune tipologie reddituali per le quali è previsto un inquadramento fiscale diverso rispetto a quello previdenziale.

Modelli 770 e Cupe: le novità

Il modello 770/2019 e la Certificazione degli utili e dei proventi equiparati riportano la novità in tema adeguamento del trattamento fiscale delle partecipazioni di natura qualificata a quelle di natura non qualificata; con riferimento ai redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa.

In aggiunta è stato previsto un nuovo prospetto per gestire il regime fiscale dei proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme peer to peer lending) e per i prestiti finalizzati al finanziamento ed al sostegno di attività di interesse generale (Social Lending).

Infine per maggiori informazioni e per reperire i modelli delle Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019 vi rimandiamo al sito dell’Agenzia delle Entrate. Per informazioni e chiarimenti vi invitiamo a usare il contact center al Numero Verde Agenzia delle Entrate da fisso 848.800.444 o da cellulare 06.96668907.

La creazione di un piano welfare in alcuni semplici passaggi

Il mio contributo per Well Work

Il contributo di oggi cercherà di sfatare qualche (falso) mito relativamente allo sviluppo di un piano welfare aziendale.

L’atteggiamento riscontrato spesso nei datori di lavoro legato alla materia “welfare” è un misto di diffidenza e timore, la prima perché non ne comprendono a pieno i benefici mentre il timore riguarda il fatto che mettere in pratica un piano welfare si riveli solamente un costo tanto economico quanto di sacrificio in termini di tempo e organizzazione.

Innanzitutto, il datore di lavoro deve essere convinto di voler apportare migliorie nell’azienda. Infatti il welfare è un insieme di azioni progettate e attivate dall’azienda per l’erogazione di somme, beni, prestazioni, opere o servizi finalizzati a soddisfare esigenze quotidiane dei propri dipendenti, o dei familiari degli stessi.

A questo punto l’idea deve essere messa in pratica e di conseguenza l’azienda deve elaborare una pianificazione strategica atta alla redazione di un piano welfare.


Vediamo le fasi operative.

La prima valutazione è la rilevazione delle esigenze e degli obiettivi aziendali: welfare come leva per raggiungere nuovi risultati, oppure per migliorare il clima aziendale o sostegno alla conciliazione dei tempi “vita-lavoro” dei suoi collaboratori.

A questo punto si deve passare all’analisi dei fabbisogni della popolazione aziendale: mappare i propri dipendenti al fine di individuare i servizi che meglio rispondono alle loro esigenze. Solo nel caso di corrispondenza tra esigenze e servizi messi a disposizione vi potrà essere un buon uso dello strumento welfare.

Valutare i costi. Ecco che riaffiora la paura dell’azienda: quanto andrò a spendere? La valutazione degli investimenti è un processo indispensabile in qualsiasi progettazione strategica all’interno di un’azienda, quindi anche nella stesura di un piano welfare.

La fase dell’attuazione vera e propria si suddivide in altri due momenti: l’individuazione degli strumenti per l’accesso al welfare e l’avvio di un’azione di comunicazione. Il datore di lavoro non può pensare che il piano esplichi gli effetti desiderati se non vengono informati i beneficiari circa le tipologie, le modalità di funzionamento e di fruizione dei servizi offerti.

A questo punto non rimane che monitorare periodicamente l’andamento del piano welfare al fine di valutare se i risultati attesi in fase di progettazione vengono rispettati e contestualmente vi sia aderenza tra i servizi offerti e utilizzati.

Ora al datore di lavoro non resta che abbozzare un piano!

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