Smart working: cos’è?

smart working

Il mondo sta velocemente cambiando e allo stesso modo il mondo del lavoro, la sua stessa organizzazione: l’approvazione definitiva del “lavoro agile” o “smart working” è solo l’ultima novità.

Smart working: in cosa consiste?

E’ importante premettere che lo smart working non è una nuova tipologia contrattuale, ma si sostanza in una modalità differente di esecuzione del rapporto di lavoro: nasce da accordo tra le parti il cui contenuto può riguardare tanto fasi organizzative del lavoro quanto obiettivi.

Lo smart working è quindi una nuova modalità di organizzazione del lavoro subordinato, che pur mantenendo inalterate le proprie caratteristiche prende una nuova accezione, acquistando flessibilità.

Innanzitutto il luogo di lavoro non è più indicato nel classico luogo circoscritto all’interno dei locali aziendali, ma si sostanzia nello svolgimento dell’attività lavorativa al di fuori dell’azienda stessa.

In modo analogo muta anche il concetto di orario di lavoro, fermo restando il rispetto dei limiti massimi previsti dalla legge, il quale viene gestito da datore di lavoro e lavoratore in relazione alle reciproche esigenze.

 Smart working: perché?

L’introduzione di questa nuova tipologia ha lo scopo principale di conciliare, nonché agevolare, i tempi di vita e lavoro con lo scopo di incrementare la competitività: attraverso le potenzialità tecnologiche e la possibilità di lavorare da remoto, ovvero collegarsi alla rete aziendale, è possibile lavorare da qualsiasi luogo purché dotato di connessione internet.

Interi settori possono essere interessati a questa novità e beneficiarne: lavoratori con qualifiche amministrative nel settore ad esempio del terziario possono, attraverso queste modalità, coniugare facilmente le esigenze familiari o del tempo libero con maggiore facilità, soddisfando allo stesso tempo le le esigenze lavorative.

Smart working e gestione del contratto

Muta quindi l’attenzione posta al centro del contratto: fondamentale sono le attività svolgere e di conseguenza le competenze del lavoratore.

Come già accennato, il lavoro agile non può prescindere da un contratto, accordo, stipulato in forma scritta tra datore di lavoro e lavoratore, che dovrà contenere al suo interno anche le modalità con cui il datore di lavoro eserciterà il potere di controllo sulla prestazione del lavoratore, che ricordiamo, si svolge al di fuori dei locali aziendali.
Essendo a tutti gli effetti un contratto di lavoro subordinato, il datore di lavoro è in ogni caso responsabile della salute e sicurezza del lavoratore, il quale allo stesso modo deve adottare tutte le misure di sicurezza predisposte dal datore di lavoro stesso.
Due i punti focali della norma: “disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro” e “durata dell’accordo”.
Il primo punto salvaguarda il lavoratore che, per ovvie ragioni, non deve essere sempre contattabile e raggiungibile, quindi nell’accordo stipulato, per iscritto tra le parti, devono essere necessariamente definite le misure organizzative, quindi i tempi nei quali il lavoratore non sarà raggiungibile telefonicamente o attraverso altri mezzi tecnologici e quindi sarà a tutti gli effetti disconnesso.
Il secondo punto, la durata dell’accordo, è fondamentale in quanto viene stabilito che l’accordo stesso può essere tanto a termine quanto a tempo indeterminato: se viene applicata questa tipologia organizzativa nel caso di un obiettivo bene specifico, allora la stipula dell’accordo sarà inevitabilmente a tempo determinato permettendo così al raggiungimento dell’obiettivo di ripristinare le condizioni precedenti.
Il preavviso da applicare al lavoro agile non può essere inferiore a trenta giorni ed ha la conseguenza di ripristinare la prestazione nella modalità classica, quindi all’interno dell’azienda.

Smart working e trattamento economico

Essendo lo smart working o lavoro agile, una forma organizzativa e non contrattuale, è evidente che il trattamento economico non può essere inferiore a quello applicato ai lavoratori che all’interno dell’azienda svolgono le stesse mansioni, ricordando inoltre che lo stesso non può essere inferiore a quello applicato in attuazione dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Inoltre il lavoro agile non può essere, o diventare, uno strumento discriminatorio tra lavoratori. 

Smart working: punti di forza

Il lavoro agile possiamo considerarlo un’evoluzione del, poco riuscito, telelavoro.

I punti di forza riguardano sicuramente la possibilità di unire una maggiore flessibilità data al lavoratore, consentendogli quindi di ottimizzare la gestione vita lavorativa e extra-lavorativa, ad una riduzione dei costi di gestione: minore è il numero di lavoratori che deve accogliere l’azienda maggiore è il risparmio in termini di costo di spazi.

Lo smart working lancia anche una riflessione importante sulla possibilità di ridurre l’assenteismo: se il lavoratore può gestirsi in modo flessibile la sua attività lavorativa e non, ci sarà meno possibilità di assenze ottimizzando quindi gli equilibri personali e professionali e il riflesso, positivo, non può che essere su una maggiore efficienza produttiva.

Sei un datore di lavoro? Contattaci, magari lo smart working è lo strumento adatto alla tua azienda.
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Francesca Zucconi
Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Pavia. Dopo aver maturato una pluriennale esperienza in gestione delle risorse umane, paghe e contributi, ho sostenuto l'esame di abilitazione alla professione di Consulente del Lavoro e dal 2015 sono iscritta all'ordine provinciale di Pavia. Da sempre appassionata di comunicazione, seguo costantemente corsi di aggiornamento in programmazione neuro-linguistica e neuro-semantica e accanto all'attività tradizionale di Consulente del Lavoro, scrivo per alcune testate di informazione professionale tra cui Lavoroediritti.com