Consulenza Del Lavoro

• Amministrazione del personale: valutazione della tipologia contrattuale più vantaggiosa ed adatta alle esigenze aziendali.
• Consulenza personalizzata direttamente in azienda
• Assistenza alle imprese in sede di organizzazione aziendale e nella pianificazione dei costi;
• Stesura del regolamento aziendale;
• Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con gli istituti previdenziali, assicurativi e ispettivi del lavoro;
• Piani di welfare aziendali studiati ad hoc per ogni azienda.

Elaborazione Cedolini Paga

• Elaborazione cedolini paga per ogni settore;
• Predisposizione delle distinte per il pagamento delle retribuzioni;
• Predisposizione della distinta di versamento Mod. F24 per i contributi previdenziali e fiscali;
• Compilazione ed invio telematico modello Uniemens;
• Gestione fondi di previdenza complementare;
• Prospetto ratei;
• Prospetto T.F.R.;
• Denunce Annuali: Autoliquidazione INAIL, C.U. e 770

Dimissioni On-Line

A partire dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dovranno essere effettuate in modalità esclusivamente telematiche, tramite una semplice procedura online accessibile dal sito Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
È possibile procedere personalmente oppure per mezzo di soggetti abilitati, tra i quali, con l’entrata in vigore del D. Lgs. 185/2016, anche consulenti del lavoro.

Emma, l’impiegata del futuro

Il mio contributo per Well Work

Già dalla sua radice più profonda è inevitabile il collegamento tra il lavoro e la stanchezza sia essa fisica o mentale.

Quante volte i lavoratori si sono lamentati per gli occhi rossi a causa delle ore passate davanti al monitor del pc, oppure per il mal di schiena causato da posture non corrette? Frequentemente.

A questo proposito genera timore “Emma” il manichino creato dall’azienda britannica Fellowes, con l’intento di rappresentare come sarà l’impiegato del futuro: occhi rossi, sovrappeso, con le gambe gonfie e la gobba. Un’immagine che non rincuora per nulla.

Il manichino è stato ideato basandosi su interviste condotte a circa tremila lavoratori inglesi, tedeschi e francesi che svolgono un tipico lavoro da ufficio al computer.

Questa indagine ha riportato che già ora quasi la metà dei lavoratori interessati soffre di secchezza agli occhi, mal di schiena e mal di testa frequente.

In aggiunta la sedentarietà tipica del lavoro di ufficio è rapidamente collegabile al sovrappeso: le ore passate alla scrivania sono molte e non si compensa con attività fisica sufficiente a contrastare l’effetto negativo.

I problemi di salute che possono derivare da queste condizioni sono veramente seri, sicuramente per i lavoratori ma questo si ripercuote inevitabilmente sul datore di lavoro. Come?

Ad esempio, con l’incremento delle assenze per malattia.

Per cercare di arginare questo fenomeno l’azienda può intervenire tutelando i suoi lavoratori e cercando di rendere l’ambiente lavorativo il più salutare possibile.

Un’alternativa è quella di aumentare il livello di “wellbeing” ossia lo stato di benessere nel quale l’individuo è in grado di sfruttare al meglio le sue capacità impattando positivamente sui risultati aziendali.

Il datore di lavoro deve cercare di far star bene i suoi lavoratori inserendo delle accortezze che possano avere un impatto positivo sulla loro salute psico fisica.

Ad esempio, se l’immagine di “Emma” riporta un impiegato in sovrappeso qualora vi sia una mensa aziendale potrebbero essere serviti pasti equilibrati, instradando i lavoratori verso un’educazione alimentare.

Un’alternativa potrebbe essere quella di dare l’opportunità ai lavoratori di praticare sport: il lavoratore avrebbe beneficio psico-fisico, oltre ad un notevole risparmio di tempo per evitare di effettuare continui spostamenti casa-lavoro-palestra-casa che rendono snervanti ancora di più la giornata.

Taglio del cuneo fiscale: cos’è, come funziona e perchè è importante

Sentiamo parlare spesso di cuneo fiscale, e in ogni Legge di Bilancio di taglio al cuneo fiscale, ma cosa si intende? Ecco cosa sapere.

La mia guida per Lavoro e Diritti

taglio del cuneo fiscale

Cos’è il cuneo fiscale e perchè è così importante ridurlo? L’argomento è molto in voga in questo periodo in cui la legge di bilancio è al centro delle discussioni sui media nazionali. In queste settimane infatti iniziano a circolare le prime indiscrezioni su quanto probabilmente verrà inserito nella prossima manovra e la “riduzione delle tasse” è certamente uno degli argomenti più sentiti da lavoratori dipendenti e autonomi e dalle imprese. Per non far storcere il naso ai puristi, diciamo subito che con il termine tasse, si racchiudono genericamente e impropriamente tasse, imposte e contributi.

Ma veniamo all’argomento oggetto della presente guida, ossia il taglio del cuneo fiscale: molto brevemente, per non annoiare con argomenti troppo tecnici, cerchiamo di comprendere di cosa si tratta, come funziona e perchè è importante ridurlo per l’economia reale.

Cuneo fiscale: cos’è

L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) definisce il cuneo fiscale come:

il rapporto tra l’ammontare delle tasse pagate da un singolo lavoratore medio e il corrispondente costo totale del lavoro per il datore.

Il Cuneo è quindi un indicatore percentuale che determina il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro e il costo del lavoro totale, dove per determinare il costo totale si devono considerare le tasse dirette, indirette ma anche i contributi previdenziali. Altro non è, quindi, che la differenza tra la retribuzione lorda e i costi sostenuti dal datore di lavoro e quanto, invece, viene percepito come netto dal lavoratore.

Già dalla definizione capiamo perché si parli continuamente di cuneo fiscale e perché è importante agire per cercare di ridurlo.

Quant’è il cuneo fiscale in Italia

Per rendere meglio l’idea di quanto sia un argomento importante possiamo citare i dati di un recente rapporto Ocse “Taxing Wages 2019” dello scorso aprile; secondo la ricerca, nello scorso anno, quindi nel 2018, preso a campione un lavoratore con una retribuzione di circa 30.000 Euro lordi, l’incidenza della tassazione era pari al 47,9%.

Semplifichiamo: dati 100 Euro lordi al lavoratore ne rimangono 52,10 Euro netti. Appena al di sopra della metà.

È evidente che la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dalle imprese e quanto rimane in tasca ai lavoratori è veramente notevole e ha un peso importante. Di conseguenza quanto più è possibile abbassare i costi per l’impresa maggiori saranno i benefici per i lavoratori.

Per capire come poter intervenire è pero necessario individuare cosa influisce direttamente sul cuneo fiscale.

Elementi del cuneo fiscale

Gli elementi che alimentano il cuneo fiscale sono alcuni sia a carico del lavoratore sia dell’azienda, altri invece solo a carico di quest’ultima.

In prima battuta i due prelievi più importanti sono quelli INPS, IRPEF e INAIL.

Leggi anche: Irpef: cos’è, scaglioni, aliquote, imponibile e calcolo

Infatti, sui redditi da lavoro dipendente il datore di lavoro trattiene una quota di imposta che, in qualità di sostituto, versa al Fisco come acconto dell’imposta sul reddito da lavoro dipendente.

Gli importi variano in relazione all’aliquota applicata secondo gli scaglioni IRPEF, seguendo il criterio della progressività: cresce proporzionalmente al crescere del reddito.

La seconda trattenuta, invece, è sempre un importo percentuale, ma legato alla contribuzione INPS:

  • una parte trattenuta a carico del lavoratore (generalmente pari al 9,19%);
  • un’altra parte, più consistente invece a carico delle aziende.

E’ totalmente a carico delle aziende la quota INAIL, ovvero l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Infine vi sono altre imposte e contributi minori perlopiù legati alla contrattazione collettiva.

Taglio del cuneo fiscale: quali possibili interventi per ridurlo

In vista della prossima Legge di Bilancio iniziano a trapelare alcuni possibili interventi. Al momento sembrerebbe possibile uno stanziamento di tre miliardi di euro per il prossimo anno con la possibilità di portarli a 5,3 nell’anno successivo.

Molta indecisione, però, vi è sui possibili strumenti da utilizzare per procedere al “taglio”. Si potrebbe infatti agire tramite le detrazioni IRPEF, piuttosto che con un nuovo “bonus” o attraverso la riduzione dei contributi versati dal lavoratore.

Per quanto riguarda i soggetti che ne beneficeranno saranno quasi esclusivamente i lavoratori dipendenti; le ipotesi più probabili sono legate ad un vantaggio per i lavoratori con un reddito tra i 26.600 euro e 35.000 euro. Questi fino ad ora sono stati esclusi dal credito introdotto dal Dl 66/2014, conosciuto ai più come “bonus Renzi”.

Ai lavoratori che già lo percepiscono, invece, sarà confermato; ma probabilmente sarà rimodulato sotto forma di detrazione fiscale. In quest’ultimo caso però potrebbero avere un’imposta negativa e di conseguenza potrebbero riconoscere il beneficio sotto forma di assegno.

Perché bisogna ridurre il cuneo fiscale

La risposta è abbastanza scontata: ridurre le tasse sul lavoro significa lasciare più soldi nelle tasche di chi dovrebbe spenderli.

In questo modo si darebbe il via quindi ad un circolo che dovrebbe, almeno in teoria, far ripartire l’economia reale: meno tasse, più soldi disponibili, più consumi, più produzione e distribuzione di beni e servizi, più lavoro e via dicendo… Per economia reale si intende quindi l’economia direttamente collegata alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi, in contrapposizione con quella della finanza.

Ricaduta della malattia: cosa fare e quali conseguenze

La mia guida per Lavoro e Diritti

Vediamo perchè è importante comunicare se l’assenza è una prima malattia, una continuazione oppure si tratta di una ricaduta della malattia.

Cosa fare in caso di ricaduta della malattia del lavoratore? Come bisogna comportarsi e perchè è importante comunicare all’azienda che si tratta di una ricaduta di una malattia pregressa? Partiamo dal presupposto che la malattia è un evento morboso che consente al lavoratore di assentarsi mantenendo sia il posto di lavoro sia il diritto alla retribuzione.

Per far sì che questa assenza non risulti ingiustificata, il lavoratore deve fornire idonea documentazione comprovante il motivo dell’assenza: in questo caso il certificato di malattia. Nel certificato di malattia telematico sono presenti tre opzioni:

  • Inizio
  • Continuazione
  • Ricaduta

Se il significato dei primi due eventi è piuttosto scontato, il terzo, ricaduta, non è di immediata comprensione. Vediamo quindi nel dettaglio cosa c’è da sapere.

Ricaduta della malattia: definizione

Innanzitutto, perché si possa parlare di ricaduta deve esserci un primo evento, quindi il manifestarsi di un evento morboso che costringa il lavoratore ad assentarsi dal lavoro.

Quando il lavoratore sta meglio e dietro consiglio del medico riprendere l’attività lavorativa può presentarsi un momento, a distanza di poco tempo, in cui non si sente nuovamente bene e pertanto necessita di ulteriori giorni di assenza.

In questo caso, se appunto la ricaduta della malattia si manifesta entro 30 giornidal rientro al lavoro, quindi dal momento in cui si è chiuso il precedente evento, allora i nuovi giorni di assenza vengono considerati come una continuazione della precedente malattia e non come un nuovo inizio.

È quanto stabilito dall’INPS in una vecchia circolare del 1981, la n. 134368 che recita:

“la ricaduta nella stessa malattia o altra conseguenziale – debitamente certificata dal medico – che sia intervenuta entro 30 giorni dalla data di cessazione della precedente è considerata, a tutti gli effetti, continuazione di quest’ultima”.

È quindi importante che il lavoratore, una volta recatosi nuovamente dal suo medico, specifichi che si tratta di ricaduta; questo affinché questo nuovo evento venga indicato correttamente sulla apposita casellina del certificato medico telematico. Questa attenzione è importante perché determina uno specifico trattamento economico.

Trattamento economico in caso di ricaduta malattia

Il trattamento economico in caso di malattia prevede un periodo di “carenza” corrispondente ai primi tre giorni dell’evento. È evidente che, se parliamo di ricaduta e il primo evento era già superiore ai tre giorni, questo periodo di carenza non verrà applicato nel secondo evento, pertanto decorre immediatamente l’intervento economico a carico dell’INPS.

Trattandosi quindi sostanzialmente di un unico evento la retribuzione da utilizzare come base per il calcolo dell’indennità giornaliera è la stessa utilizzata per corrispondere l’indennità dell’evento precedente.

Inoltre, dato che a seconda della durata dell’evento la percentuale di indennità varia, dal 50% al 66,66%, devono essere sommati i giorni delle due malattie per calcolare il raggiungimento del ventesimo giorno a partire dal quale la misura dell’indennità è elevata.

Per tutti questi motivi è necessario specificare che si tratta di ricaduta e prestare particolarmente attenzione quando si redige il certificato medico; altrimenti il si potrebbe non calcolare correttamente il trattamento economico di malattia.

Infatti, il rischio maggiore è che il lavoratore recandosi nuovamente dal medico, questo, tratti l’evento come un nuovo inizio.

In questo caso, se si redige il certificato medico come “inizio” il datore di lavoro deve trattare nuovamente i primi tre giorni di carenza; pertanto l’INPS interverrà solamente a partire dal quarto giorno.

Certificato di malattia telematico: cos’è e come funziona

Il certificato medico di malattia telematico è composto da due sezioni:

  • il certificato medico vero e proprio, in cui si indica anche la diagnosi;
  • l’attestato di malattia, ossia la copia per il datore di lavoro, privo della diagnosi per questioni privacy, ma con indicati i giorni di malattia.

Ulteriori dati sono:

  • dati identificativi del medico che redige il certificato;
  • giorni di malattia (inizio e fine previsto della malattia);
  • se si tratti di inizio, continuazione o ricaduta;
  • se si tratti di visita ambulatoriale o domiciliare;
  • dati anagrafici del lavoratore;
  • residenza o domicilio abituale del lavoratore, completo di città, indirizzo, e cap (o indirizzo diverso da quello abituale).

Il certificato medico è quindi il documento ufficiale che autorizza l’assenza del lavoratore per il periodo determinato dalla prognosi. Al termine del periodo indicato sul certificato il lavoratore ha sostanzialmente due possibilità:

  1. se è guarito riprendere l’attività lavorativa il giorno successivo alla data riportata sul certificato di malattia indicante la scadenza della prognosi;
  2. se invece dopo nuova visita medica non è possibile la ripresa dovrà ripetere l’iter di cui sopra; dovrà quindi farsi rilasciare un nuovo certificato medico che questa volta sarà una continuazione del primo certificato medico rilasciato.

Certificato medico ricaduta della malattia

Non vi sono invece differenze nelle modalità di rilascio del certificato medico in caso di ricaduta.

Innanzitutto, il lavoratore in modo tempestivo, solitamente all’inizio del suo turno di lavoro, deve avvisare il datore di lavoro di non poter presenziare al lavoro; questo sia per giustificare la sua assenza, sia per poter dare al datore di lavoro la possibilità di organizzare le attività in vista dell’assenza.

A questo punto il lavoratore malato deve recarsi dal medico per farsi rilasciare il certificato medico contenente i giorni di assenza. Il medico redige il certificato indicando quindi se l’evento costituisce:

  1. un inizio,
  2. una continuazione
  3. oppure una ricaduta

e lo invia telematicamente rilasciando al lavoratore un numero di protocollo da comunicare al datore di lavoro.

Grazie al protocollo il datore di lavoro nell’apposita sezione del sito INPS può immediatamente consultare il certificato medico e conoscere la durata della malattia.

Che la fashion week abbia inizio!

Il mio contributo per Well Work

Per i più modaioli questa settimana di settembre è un vero fermento: inizia la fashion week. Città come Milano si animano di eventi e non si fa altro che parlare di stilisti e modelle. Le case di moda con il loro numero elevato di dipendenti e risorse economiche possono essere d’ispirazione anche per progetti che vanno oltre le sole sfilate.

Molto spesso quando si parla di welfare viene inteso quale strumento per apportare benessere ai lavoratori.

Sicuramente tra i capisaldi di ogni azienda virtuosa vi dovrebbero essere il rispetto delle minoranze, delle pari opportunità e un’attenzione verso l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Se per una volta cambiassimo la prospettiva, il welfare potrebbe essere una leva utile per portare benessere al di fuori dell’azienda: ad esempio a chi è in una situazione di disagio.

Molti lavoratori potrebbe avere a cuore attività di volontariato, ma si sa che il tempo a disposizione di chi lavora è sempre molto risicato e trovare tempo da dedicare a queste attività potrebbe essere difficile.

D’ispirazione il progetto portato avanti dalla famosa casa di moda Gucci che ha creato un programma “Gucci Changemakers” per mettere a disposizione dei numerosi dipendenti l’1% del tempo lavorativo da dedicare ad attività di volontariato.

I dipendenti possono scegliere liberamente l’associazione a cui prestare volontariato purché appartenga ad una di queste macro categorie: parità di genere, rifugiati e poveri, educazione, ambiente.

Come si concretizza questo progetto?

In sostanza vengono retribuiti ai lavoratori tra i 2 e i 4 giorni lavorativi all’anno, a seconda del tipo di contratto.

Un colosso come Gucci ha messo a disposizione un sistema interno totalmente dedicato al volontariato nel quale i lavoratori possono scegliere oltre 250 attività a cui partecipare nelle loro città.

Va da sè che non tutte le realtà imprenditoriali possono sostenere sistemi creati ad hoc per regolare questo tipo di attività, ma come abbiamo visto in diversi contributi sono diversi i modi che il datore di lavoro ha a disposizione per permettere ai dipendenti di esprimere al meglio i propri interessi.