Il Welfare aziendale come integrazione del welfare state

Il mio contributo per Well Work

La Costituzione Italiana all’art38 recita “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria” identificando così una prima origine di welfare.

Il cd. “Welfare State” indica un complesso di politiche pubbliche, attuate dallo Stato, volte a rispondere ai bisogni dei cittadini e garantire loro assistenza e appunto benessere.

Lo “Stato del benessere” ha quindi il compito principale di garantire servizi, al fine di migliorare le condizioni dei propri cittadini, primi fra tutti istruzione e sanità, e non meno importante sostenerli al verificarsi di eventi che possano pregiudicare la loro sicurezza economica, tipico caso in cui un lavoratore perda involontariamente il proprio lavoro e può godere temporaneamente dell’indennità di disoccupazione.

A causa però di crescenti pressioni dovute a vincoli di bilancio, che impediscono l’aumento della spesa sociale e obbligano al contenimento dei costi ed anche al cambiamento dei bisogni sociali, dato principalmente da un invecchiamento costante della popolazione con conseguente mancanza di ricambio generazionale, i bisogni sociali hanno subito una trasformazione, incidendo particolarmente su sanità e previdenza, generando in parte uno stallo nella risposta del welfare state.

Questo progressivo indebolimento nei servizi di istruzione, sanità, previdenza, messi a disposizione dallo stato sociale implica una progressiva sfiducia da parte di aziende e lavoratori.

Così la risposta a questa sfiducia arriva sempre più frequentemente dalle aziende, mettendo in atto il “Welfare Aziendale”.

Questa forma identifica somme, beni, prestazioni, opere, servizi corrisposti al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese, aventi finalità di rilevanza sociale ed esclusi, in tutto o in parte, dal reddito di lavoro dipendente: è quindi l’insieme delle attività previste dalle aziende al fine di promuovere il benessere dei suoi lavoratori e dei loro familiari.

Lo scopo è pressoché simile e, proprio per questa ragione, queste due modalità di welfare non devono essere pensate e viste come due realtà parallele: se il “primo welfare” o welfare state ha natura pubblica e obbligatoria garantendo servizi essenziali, il “secondo welfare” ha il compito di integrare questi servizi, perché, in primo luogo, ha una struttura più flessibile e, secondariamente, viene rivolto a categorie specifiche in relazione alle specifiche esigenze.

All’interno di ogni singola azienda, infatti, è facilmente misurabile quale servizio è ritenuto maggiormente carente a livello di welfare state, e di conseguenza l’azienda ha maggiore facilità nel programmare un welfare mirato.

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Francesca Zucconi
Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Pavia. Dopo aver maturato una pluriennale esperienza in gestione delle risorse umane, paghe e contributi, ho sostenuto l'esame di abilitazione alla professione di Consulente del Lavoro e dal 2015 sono iscritta all'ordine provinciale di Pavia. Da sempre appassionata di comunicazione, seguo costantemente corsi di aggiornamento in programmazione neuro-linguistica e neuro-semantica e accanto all'attività tradizionale di Consulente del Lavoro, scrivo per alcune testate di informazione professionale tra cui Lavoroediritti.com
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