Houston, abbiamo un problema!

Il mio contributo per Well Work

“Houston abbiamo un problema” è la tipica frase utilizzata quando ci si trova di fronte ad una situazione imprevista, ad un problema che sembra senza soluzione.

È noto che quando c’è un problema questo diventa l’unica cosa a cui si pensa, intasando la mente, con la tendenza ad ingigantire la situazione e pensando addirittura che non vi possa essere soluzione: un circolo vizioso dal quale diventa difficile uscire.

Questo succede sia quando il problema è personale sia quando è lavorativo: la mente non è lucida, si perde concentrazione, si commettono più errori e diventando complicata anche la routine lavorativa.

Se quando viene riscontrato un problema fisico ci si rivolge ad uno specialista, la stessa cosa dovrebbe essere fatta quando il problema è psicologico. Invece è ancora raro rivolgersi ad uno psicologo: principalmente per la convinzione di poter risolvere tutto da soli e secondariamente perché una decisione di questo tipo crea tutt’ora un ingiustificato disagio.

Ma se questo disagio si riversa nell’attività lavorativa, perché non inserire la figura dello psicologo in azienda come politica di welfare?

Proporre uno spazio di ascolto dedicato ai dipendenti è un forte segnale di interesse da parte dell’azienda verso il benessere dei suoi lavoratori.

I lavoratori possono in questo modo parlare liberamente affrontando e approfondendo le complesse dinamiche lavorative e perché no, anche personali.

Affrontare problemi che sembrano insormontabili fa leva sugli aspetti dell’autovalutazione, dell’autostima e consapevolezza rispetto alle fonti di stress; il lavoratore in questo modo non si sente solo nel suo disagio, forte anche del segreto professionale cui è tenuto lo psicologo.

Lavorando così sulle fonti di stress il lavoratore sarà più sereno, la sua mente più lucida e la capacità di concentrazione e di produttività più alta.

Apparentemente il vantaggio di inserire questa figura sembra essere solo per il lavoratore, in realtà ne beneficia anche l’azienda. In primo luogo, può essere un modo per monitorare il clima aziendale diventando uno strumento di tutela per la salute psicofisica dei suoi lavoratori impattando sulla riduzione dei tassi di incidenza di infortuni ed errori: un lavoratore sereno e concertato è meno esposto a rischi.

Allo stesso tempo avere dipendenti sani influisce positivamente riducendo i costi legati all’assenteismo, al turnover e alla bassa produttività.

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Francesca Zucconi
Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Pavia. Dopo aver maturato una pluriennale esperienza in gestione delle risorse umane, paghe e contributi, ho sostenuto l'esame di abilitazione alla professione di Consulente del Lavoro e dal 2015 sono iscritta all'ordine provinciale di Pavia. Da sempre appassionata di comunicazione, seguo costantemente corsi di aggiornamento in programmazione neuro-linguistica e neuro-semantica e accanto all'attività tradizionale di Consulente del Lavoro, scrivo per alcune testate di informazione professionale tra cui Lavoroediritti.com