Genitori meno stressati? Con il welfare si può!

Il mio contributo per Well Work

Mi capita spesso di sentire, per conto di genitori, affermazioni del tipo “da quando ho avuto un figlio è tutto uno stress”.

Sicuramente la nascita di un figlio è un evento tanto eccitante quanto sconvolgente: di punto in bianco tutte le abitudini vengono sconvolte e modificate, e non esiste null’altro di così importante.

Questa rivoluzione personale deve però incastrarsi nella vita reale ed anche con il lavoro.

I genitori, quindi, si trovano a dover fare i conti con quello che la normativa mette a loro disposizione, per poter cercare di conciliare i tempi.

Allo stato attuale, la nostra normativa prevede alcuni periodi di congedo tanto per la madre quanto per il padre.

Le ultime novità in materia riguardano la possibilità per la madre lavoratrice di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto ed entro i cinque mesi successivi allo stesso, anziché di godere di un periodo precedente, purché le sue condizioni di salute e quelle del nascituro lo consentano.

Per i lavoratori diventati papà nel 2019, invece, viene prevista la possibilità di richiedere fino a 5 giorni di astensione “obbligatoria” dal lavoro e uno facoltativo in sostituzione dell’astensione della madre, entro il quinto mese di vita del bambino.

Tali giorni possono essere utilizzati in modo frazionato e non continuativo, e possono essere fruiti anche in costanza del congedo di maternità della madre lavoratrice, diventando così un diritto autonomo del padre. Non è invece cumulabile con il congedo della madre il giorno in aggiunta per il padre, diventando così una facoltà del padre, da scomputare dai giorni di congedo della madre.

Probabilmente parte dello stress dei genitori nasce proprio dalla difficoltà di gestione dei figli contestualmente all’attività lavorativa.

Questo dato viene confermato analizzando le politiche a sostegno delle famiglie negli altri Stati, in cui a fare la differenza non è un singolo provvedimento, ma l’insieme di misure che coprono l’intero arco della vita, consentendo alle persone di prendersi cura dei bambini e di sostenerli anche dal punto di vista economico.

Gli elementi a cui più ambiscono i lavoratori sono la durata del congedo parentale, la percentuale di retribuzione, le malattie dei figli retribuite, la flessibilità sul lavoro e sovvenzioni per la cura dei bambini.

Avere lavoratori più felici e meno stressati dovrebbe essere il mantra aziendale, e proprio per questi motivi gli ambiti delineati sopra possono tranquillamente rientrare tra gli elementi da prendere in considerazione come base di partenza per un piano welfare.

In estrema sintesi avere un ambiente di lavoro positivo porta con sé migliori performance, maggiori soddisfazioni, traducendosi in un miglior servizio, attivando un processo virtuoso.

Datore di lavoro in regime forfettario: adempimenti e gestione delle ritenute

Come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario? Cosa fare con le ritenute fiscali? E quali dichiarazioni fiscali compilare

datore lavoro regime forfettario

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Con l’estensione dell’importo dei ricavi o dei compensi percepiti numerosi sono i contribuenti persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni che dal 1° gennaio 2019 hanno deciso di aderire al regime forfettario. L’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018 numero 145 modifica la disciplina del regime forfettario prevedendone l’accesso a coloro che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero compensi non superiori a 65.000 euro.

Modifica importante che ha eliminato i requisiti previsti precedentemente necessari ai fini dell’accesso al regime agevolato come ad esempio i valori dei ricavi e/o compensi percepiti differenziati sulla base del codice ATECO. L’ulteriore modifica che non è più motivo di esclusione dal regime è l’aver sostenuto spese legate a lavoro accessorio, per lavoratori dipendenti e collaboratori per un ammontare superiore complessivamente a 5.000 euro lordi.

È evidente che ampliando il totale dei compensi ed eliminando l’importo di cui sopra numerose saranno le figure che occuperanno personale dipendente. Ma come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario con dipendenti in qualità di sostituto d’imposta? Cosa fare con le ritenute fiscali? Ecco cosa c’è da sapere.

Datore di lavoro in regime forfettario: cosa fare

Si deve partire dal comma 69 dell’art. 1 legge n. 190/2014 il quale espressamente esclude i contribuenti forfettari dalla qualifica di sostituto d’imposta.  Questo significa che “non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi”.

Calato nei fatti questo significa che durante il rapporto di lavoro il datore di lavoro non è tenuto ad effettuare la trattenuta, ed il relativo versamento, delle ritenute fiscali ai propri dipendenti, non assumendo così la veste di sostituto d’imposta.

Ciò significa che al momento dell’erogazione della retribuzione si indicherà la ritenuta previdenziale, ma non quella fiscale. Questo emerge anche dal parere fornito dalla Fondazione Studi dei consulenti del lavoro.

Leggi anche: Regime forfettario 2019: regole, pro e contro del regime fiscale agevolato

E le addizioni calcolate nel 2018?

Rimane un dubbio. Il datore di lavoro che nel 2018 non era forfettario, quindi assumeva la veste di sostituto d’imposta al momento del conguaglio fiscale ha prontamente calcolato le addizionali 2018, le quali vengono versate a rate nell’anno successivo.

Anno, il 2019 in cui il datore di lavoro rientra nel regime forfettario. Come si deve comportare con quegli importi?

È sicuramente necessario un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Allo stato attuale il datore di lavoro, forfettario, anche se non riveste la carica di sostituto d’imposta dovrà comunque riportare nella propria dichiarazione dei redditi il codice fiscale del soggetto percettore del compenso per il quale non è stata versata la ritenuta d’acconto e l’ammontare del compenso corrisposto.

Obbligo di comunicazione nella dichiarazione dei redditi

Compilando apposito quadro, RS, dell’Unico, indicando il codice fiscale di chi ha percepito il compenso per il quale non è stata operata la ritenuta.

Il datore di lavoro rilascerà al lavoratore la dichiarazione con i dati riferiti ai compensi corrisposti, ma sui quali non sono state effettuate ritenute. Nella Certificazione Unica compilerà la sezione legata ai assistenziali e previdenziali; mentre rimarrà escluso dalla compilazione ed invio del modello 770 non avendo dati fiscali da dichiarare.

Obblighi del lavoratore con datore di lavoro forfettario

Fino all’anno scorso il lavoratore era esonerato dal calcolo e dal versamento dell’IRPEF; queste operazioni infatti ricadevano in capo al datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta. Da quest’anno il lavoratore dipendente di un datore di lavoro in regime forfettario si trova in una posizione “scomoda”.

Ricade infatti su di sé l’obbligo di effettuare la propria dichiarazione dei redditi per assoggettare fiscalmente quanto percepito nell’anno fiscale di competenza.

E’ ora di rinnovarsi: come attuare un progetto di ringiovanimento aziendale

Il mio contributo per Well Work

L’Italia non è un Paese giovane, lo sentiamo purtroppo quasi quotidianamente e questo si rispecchia ovviamente nella popolazione aziendale nella quale troviamo una gran fetta di lavoratori cinquantenni.

Il problema che è necessario cercare di arginare è che spesso questi lavoratori over 50 sono insoddisfatti della loro posizione professionale.

Proviamo ad analizzare il motivo di questa insoddisfazione e capire le aziende quali passaggi possono mettere in atto per le aziende per tramutare questa situazione in un’opportunità di miglioramento.

Questo stato d’animo nasce da un mix di sensazioni e situazioni: da un lato la paura di essere “messi da parte” all’interno dell’organizzazione aziendale, dall’altro le numerose esigenze familiari: figli non ancora indipendenti oppure genitori anziani da accudire portano un’ulteriore difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, ponendo queste persone in una sorta di stallo.

Ma allo stesso tempo considerando l’elevato numero di lavoratori di questa fascia d’età è evidente che le aziende devono trovare il modo di puntare su di loro.

Come si può uscire da quest’impasse?

La prima cosa da fare è un’approfondita analisi della situazione aziendale per capire se le difficoltà sono principalmente di carattere professionale o personale.

Anche in questo caso una possibile soluzione è il welfare.

In una situazione di possibile disagio che non permette ai lavoratori di dare il meglio di sé stessi, l’azienda dovrebbe puntare sulla formazione, tanto intesa quella classica professionale, quanto di crescita personale.

La possibilità di crescita a questo punto diventa tanto dell’azienda quanto dei lavoratori dando la possibilità di fornire quindi un supporto su tematiche legate al work-life balance, alla gestione dello stress e al miglioramento del benessere al lavoro e nella vita privata, diventando una sorta quindi di supporto psicologico.

Sappiamo che un piano welfare per godere dei benefici fiscali deve essere garantito alla generalità dei dipendenti o categorie omogenee. In una situazione simile potremmo avere la classica erogazione alla popolazione aziendale, per metterla in condizione di lavorare sul disagio manifestato e trasformarlo in opportunità oppure dividere in categorie i dipendenti.
Una categoria che potrebbe sicuramente beneficiarne è quella dei manager o dei responsabili che a loro volta potranno investire le nuove conoscenze acquisite nei loro gruppi di lavoro: aiutare i manager a sviluppare una funzione di ascolto e sostegno ai propri collaboratori, motivandoli e guidandoli attraverso la riorganizzazione in atto, ad esempio potenziando la comunicazione nel gruppo di lavoro, definire obiettivi chiari o ancora mediare i conflitti.

Agevolazioni fiscali e bonus casa 2019: guide dell’Agenzia delle Entrate

I bonus casa e le agevolazioni fiscali 2019 per la casa prorogati o rinnovati nell’ultima legge di bilancio. Guide Agenzia delle Entrate.

bonus casa 2019

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’ultima legge di bilancio ha confermato o riproposto anche per l’anno 2019 alcuni dei più conosciuti bonus casa 2019 e altre agevolazioni fiscali legate alla casa. Le agevolazioni riguardano sia le ristrutturazioni edilizie e le spese per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici, che l’acquisto di prima casa. Si va poi dal bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al cosiddetto bonus verde per la ristrutturazione e l’irrigazione del verde privato. Infine da segnalare la riproposizione del bonus mobili ed elettrodomestici e il cosiddetto sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici.

L’Agenzia delle Entrate ha rilasciato sul portale ufficiale le guide aggiornate sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico e sul Bonus mobili ed elettrodomestici. Qui di seguito trovate un elenco dei bonus e agevolazioni per la casa per il 2019 e allegate le guide aggiornate delle Entrate.

Bonus casa 2019

Senza scendere nel dettaglio delle singole misure procediamo con una breve elencazione di bonus e agevolazioni casa 2019 per poi andare a trattarli singolarmente in prossime guide. Se invece sei alla ricerca di agevolazioni per le famiglie svantaggiate leggi la nostra guida Bonus ISEE basso 2019: agevolazioni e aiuti per il nuovo anno.

Bonus ristrutturazione: agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie

Fino alla fine dell’anno viene confermato il bonus ristrutturazione; questo consiste nella detrazione al 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi sostenuti appunto per la ristrutturazione. Detrazione fruita in 10 quote annuali di pari importo e applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

La ristrutturazione deve riguardare lavori interni ad immobili già esistenti, come ad esempio manutenzione ordinaria solo per le parti comuni dell’edificio, manutenzione straordinaria, recupero e risanamento conservativo o vera e propria ristrutturazione edilizia.

A titolo esemplificativo rientrano tra i lavori ammessi quelli effettuati sull’impianto idraulico ed elettrico, sull’impianto di allarme, oppure sulle pareti interne ed esterne, nonché sull’installazione di porta blindata ed inferriate fisse.

Accanto alle spese legate all’esecuzione dei lavori, si possono detrarre i costi di progettazione e le prestazioni professionali.

Agenzia Entrate: Guida Ristrutturazioni edilizie FEBBRAIO 2019
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Ecobonus: le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

L’Ecobonus, ossia il bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili viene riconfermato anche per questo anno. È prevista la detrazione Irpef del 65 per cento e del 50 per cento, a seconda della tipologia di lavoro effettuato per il risparmio energetico elevata al 75 per cento in caso di lavori condominiali.

I lavori riguardano ad esempio interventi con caldaie di condensazione ad alta efficienza, riqualificazione degli edifici, coibentazioni oppure rivestimenti termici alle porte d’ingresso. Anche in questo caso la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali fino a un limite massimo di:

  • 30.000 Euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40.000 euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100.000 euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Agenzia Entrate: Guida Agevolazioni Risparmio energetico FEBBRAIO 2019
» 3,4 MiB – 70 download

Agevolazioni per acquisto della prima casa

Agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale.  Queste agevolazioni consistono nella riduzione sia dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene confermata la proroga per quest’anno anche del bonus mobili: detrazione al 50 per cento per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, finalizzati all’arredo dell’immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione si può ottenere fino ad una spesa massima pari a 10.000 Euro.

Agenzia Entrate: Guida Bonus Mobili FEBBRAIO 2019
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Bonus verde

Anche gli interventi legati alla ristrutturazione e irrigazione del verde privato godono del cosiddetto bonus verde; si tratta di una detrazione al 36 per cento su una spesa massima pari a 5mila euro. Le spese riguardano la piantumazione o sistemazione di prati in giardini, terrazzi, balconi e cortili, anche condominiali.

Sisma bonus

Infine, i lavori antisismici potranno godere di un’agevolazione. Riguardano le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 2, ossia quelle ad alta pericolosità.

La detrazione riguarda i costi sostenuti a decorrere dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo, pari all’80 per cento della spesa sostenuta se l’intervento riduce il rischio di una classe, mentre sale all’85 per cento se riduce di due classi il rischio.

Imposta di bollo 2019: tutte le novità sulla marca da bollo

Cos’è e come funziona l’imposta di bollo? Ecco la guida con tutte le novità sulla marca da bollo per la fattura elettronica.

imposta di bollo, marca da bollo

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’imposta di bollo (cosiddetta marca da bollo) è un’imposta indiretta che colpisce i consumi; è alternativa all’IVA (imposta sul valore aggiunto) e pertanto, quando ad esempio le fatture o le ricevute fiscali riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad Iva, gli stessi sono esenti da questo ulteriore tributo. L’articolo 6 della Tabella (allegato B) al Dpr 633/1972 prevede che l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

La marca da bollo, nella misura di 2,00 euro va applicata esclusivamente alle fatture, sia cartacee che elettroniche, emesse senza addebito di Iva per un importo superiore a 77,47 euro; al contrario per quelle di importo inferiore non va applicata. Vediamo quindi come funziona e come si assolve a tale obbligo; passiamo infine a vedere tutte le novità per il 2019 in merito alla marca da bollo per la fattura elettronica.

Imposta di bollo: a chi si applica e chi è escluso

In linea generale sono esenti dall’apposizione della marca in modo assoluto:

  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad Iva (tanto al 4% che al 10% o al 22%);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali oppure delle ricariche telefoniche;
  • per le operazioni in reverse charge (circolare n.37/E/06).

Al contrario sono soggette alla marca da bollo tutte le fatture emesse sia in forma cartacea sia elettronica di importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:

  • le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72);
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72) come esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali;
  • esenti (art.10 Dpr 633/72): prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie;
  • escluse (art.15 Dpr.633/72): spese in nome e per conto, interessi di mora;
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

Imposta di bollo: come assolverla

Si può assolvere l’imposta di bollo con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio, oppure in modo virtuale.

L’obbligo di apporre il contrassegno è a carico del soggetto che emette la fattura, il quale può effettuare la rivalsa dell’imposta, addebitandone l’importo al destinatario della fattura, a titolo di spese anticipate.

La marca da bollo si acquista presso tabaccherie e simili, ossia rivenditori di valori bollati.

Ai fini della validità per essere considerato regolare una volta applicata sulla fattura deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento stesso.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo.

Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Marca da bollo virtuale

L’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale (cosiddetta marca da bollo virtuale) previa domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate; nella domanda di deve indicare il numero stimato dei documenti emessi e ricevuti per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale. La domanda può essere presentata solo per via telematica.

Il suo rinnovo avviene tacitamente per gli anni solari successivi, mentre la revoca deve essere esplicitata ed ha effetto dall’anno successivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione sulla fattura dovrà essere riportata esplicitamente la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Per quanto riguarda la liquidazione l’Ufficio liquiderà l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato; in modo provvisorio e con un importo di rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare.

Essendo un importo provvisorio, entro il 31 gennaio dovrà essere effettuata la dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, potendo così liquidare l’importo, attraverso modello F24 in modo definitivo. Questa modalità non si applica alle fatture elettroniche.

Marca da bollo, cosa cambia nel 2019

Con Decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 sono state introdotte novità sull’imposta di bollo per le fatture; queste novità interessano i contribuenti a partire dal 1° gennaio 2019.

In primo luogo, il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Marca da bollo fatture elettroniche

Il pagamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare deve essere effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dell’imposta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio. Mette quindi a disposizione il dato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito stesso.

A questo punto il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nell’area riservata del soggetto passivo IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate; con addebito su conto corrente oppure attraverso il modello F24.

Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Decreto del 28.12.2018.

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