Modello 730/2019: documenti necessari per la dichiarazione dei redditi


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Si avvicina il momento in cui è necessario preparare la documentazione utile alla redazione del modello 730/2019. Dal prossimo 15 aprile sarà possibile accedere sul sito internet dell’Agenzia delle entrate ed accedere alla sezione dedicata al modello 730 precompilato, controllare ed eventualmente modificare i dati già inseriti.

Nel caso, invece, si preferisca farsi assistere da un professionista oppure da un CAF, occorre esibire una serie di documenti. In questa guida faremo un breve riepilogo dei documenti necessari per la dichiarazione dei redditi.

Documenti necessari per la dichiarazione dei redditi

Se abitualmente vi fate assistere da un professionista, alcuni dati saranno già in suo possesso, come ad esempio la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente e il codice fiscale del coniuge e dei familiari a carico ed altresì la visura catastale degli immobili, tanto terreni quanto fabbricati.

Nel caso invece vi rechiate per la prima volta in un CAF o scegliate un nuovo professionista allora dovranno essere presentati i documenti di cui sopra unitamente al vostro documento di identità.

CU 2019 redditi 2018

Per poter effettuare la dichiarazione dei redditi è poi necessario presentare le certificazioni dei vari redditi percepiti nell’anno precedente: di lavoro dipendente, di collaborazione, di pensione che il contribuente riceverà entro il 31 marzo.

Per coloro i quali hanno degli immobili in locazione per i quali riscuotono un affitto, dovranno presentare l’importo totale del canone riscosso.

Oneri deducibili e detraibili

La ricerca che può richiedere più tempo riguarda quella riferita alle spese sostenute durante tutto il 2018 per gli oneri deducibili e detraibili. Gli oneri deducili e detraibili sono quegli importi che vanno ad agire diminuendo la base imponibile su cui calcolare le imposte, nel primo caso, e l’importo dell’imposta stessa nel secondo, quindi molto importanti in sede di dichiarazione dei redditi.

Primo fra tutti appartengono alla categoria degli oneri deducibili le spese sostenute per il versamento di contributi previdenziali comprendendo anche quelli legati alla previdenza integrativa.

Spese mediche

Secondariamente la documentazione può riguardare le spese mediche come ad esempio quelle dentistiche, oculistiche, chirurgiche. Appartengono a questa categoria anche le spese sostenute per ricoveri in istituti di soggetti riconosciuti invalidi o portatori di handicap; in questo caso è indispensabile fornire la copia di tale riconoscimento.

Sempre in caso di persone non autosufficienti si deve fornire l’attestazione delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale (colf e badanti) per un importo non superiore a 2.100,00 Euro.

All’interno di questa categoria rientrano anche le spese riferite all’acquisto di mezzi necessari per l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento, e quelle per sussidi tecnici informatici, relative a portatori di handicap, nonché per l’acquisto di motoveicoli ed autoveicoli adattati. Sempre in ambito medico sono utili anche le spese sostenute per visite veterinarie.

Spese sostenute per i figli

Tra le spese sostenute per i figli viene riconosciuta la possibilità di portarsi in detrazione :

  • le spese effettuate per il pagamento delle rette degli asili nido, per un massimo di 632,00 Euro per ogni figlio fino ai 3 anni
  • e le spese sostenute per le attività sportive per ciascun figlio di età compresa fra 5 e 18 anni. Per un importo non superiore a 210,00 Euro ciascuno per iscrizione annuale e abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine e strutture sportive.

Nell’ambito della scuola sono da considerare anche le spese legate alla scuola primaria, secondaria primo e secondo grado, nonché università e per corsi di specializzazione universitaria. Se gli studenti universitari sono fuori sede, intendendo ad una distanza di almeno 100 chilometri dal comune di residenza dello studente e in una provincia diversa, le spese relative al contratto di locazione di immobile destinato ad abitazione dello studente possono essere detratte fino ad un importo massimo di 2.633,00 Euro.

Tra le altre spese sostenute nel corso dell’anno che possono essere utilizzate in dichiarazione dei redditi ci sono sicuramente quelle per le assicurazioni vita (caso morte), infortuni, e quelle finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave e quelle che hanno ad oggetto il rischio della non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Spese per la casa

Parte molto importante nelle spese sostenute riguarda la casa. Primo fra tutto la spesa che incide maggiormente è quella legata al mutuo, di conseguenza i documenti da consegnare sono:

  • atto di compravendita e atto di mutuo relativi all’abitazione principale (nel caso in cui non sia già stato fornito negli anni precedenti);
  • dichiarazione della banca o quietanze attestanti interessi passivi pagati relativi a mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione.

Le altre spese possono riguardare i mobili e quelle sostenute per interventi finalizzati al risparmio energetico. Nel primo caso è necessario consegnare la ricevuta o fattura, attestante il pagamento, delle spese legate a grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+; per usufruire del bonus mobili per le giovani coppie, queste devono fornire prova che vi sia convivenza da almeno 3 anni.

La detrazione, invece, del 55% o del 65% è legata alle spese per interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici esistenti. Il tetto massimo di spesa è variabile a seconda del tipo d’intervento, dal 2011 è detraibile obbligatoriamente in 10 quote annuali di pari importo.

Le tipologie di intervento sono:

  • riqualificazione energetica di edifici esistenti;
  • interventi sull’involucro di edifici esistenti;
  • installazione di pannelli solari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • installazione di dispositivi multimediali per il controllo remoto del riscaldamento, produzione acqua calda, climatizzazione

La documentazione necessaria è legata alle fatture e relativi bonifici, nonché copia dell’asseverazione effettuata da un tecnico abilitato, ossia copia dell’attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica.

Modello 730 precompilato 2019: istruzioni e scadenze


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti


Dal 15 aprile sarà possibile accedere sul sito internet dell’Agenzia delle entrate al modello 730 precompilato 2019. Ecco cosa c’è da sapere.

Con il provvedimento dello scorso 15 gennaio è stato pubblicato, Sul sito dell’Agenzia delle entrate, la dichiarazione dei redditi 730/2019 e le relative istruzioni. Dal 15 aprile sarà possibile accedere sul sito internet dell’Agenzia delle entrate al modello 730 precompilato 2019 ed iniziare a compilare i dati per la propria dichiarazione fiscale.

Prima di entrare nello specifico di scadenze e documentazione da produrre ricordiamo per quali tipologie di reddito è possibile utilizzare il modello 730:

  • Redditi di lavoro dipendente;
  • Redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • dei terreni e dei fabbricati;
  • di capitale;
  • di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la Partita Iva;
  • Alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata.

Come accedere al Modello 730 precompilato 2019
Per accedere alla dichiarazione precompilata è necessario recarsi all’indirizzo: https://infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it/portale/accedi-precompilata

Da qui si può accedere al 730 precompilato tramite le credenziali di SPID, NoiPA e INPS o registrarsi a Fisconline. Vediamo brevemente le modalità per richiedere una delle credenziali.

Credenziali SPID
Per ottenere le credenziali SPID è necessario avere sottomano:

  • un indirizzo e-mail;
  • il numero di telefono del cellulare che usi normalmente;
  • un documento di identità valido;
  • la tessera sanitaria con il codice fiscale.
  • Dopo aver scelto uno degli 8 Identity provider presenti sul sito https://www.spid.gov.it/richiedi-spid, si procede alla registrazione inserendo i dati anagrafici, creando le credenziali ed effettuando il riconoscimento.

Credenziali NoiPA
L’accesso a NoiPa, in linea generale è riservato ai dipendenti della pubblica amministrazione, che fornisce direttamente le credenziali per accedere.

Credenziali INPS
Il PIN INPS è un codice composto inizialmente da 16 caratteri, al primo accesso la procedura assegna all’utente un PIN di 8 caratteri da utilizzare per tutti gli accessi successivi. Per ottenerlo ci si può recare direttamente presso una sede, oppure attraverso la pagina dedicata nel sito o ancora attraverso il Contact Center, l’importante è attivarlo in modalità “dispositivo”.

Credenziali FISCONLINE
Anche per accedere ai servizi di Fisconline è necessario essere in possesso di un PIN, il quale si può richiedere online accedendo al percorso https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/Fisconline.jsp e seguendo la procedura indicata, oppure tramite App, con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o direttamente presso un ufficio.

Una volta dotati delle credenziali per accedere i contribuenti possono accedere all’area riservata e a decorrere dal prossimo 15 aprile visionare il proprio modello precompilato. Ma vediamo ora cosa contiene la dichiarazione dei redditi precompilata.

730 precompilato: cosa contiene
All’interno del modello precompilato sono presenti le informazioni reddituali del contribuente, contenuti nella Certificazione Unica, consegnata al dipendente dal proprio datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta ed inviata all’Agenzia delle Entrate.

Oltre ai redditi nel modello precompilato sono presenti anche i dati relativi a:

  • locazioni brevi;
  • interessi passivi sui mutui;
  • premi assicurativi;
  • contributi previdenziali;
  • spese sanitarie e veterinarie comunicati da medici, farmacie, strutture sanitarie accreditate per l’erogazione dei servizi sanitari;
  • universitarie;
  • funebri;
  • per la frequenza degli asilo nido;
  • erogazioni liberali agli enti del terzo settore e relativi rimborsi che vengono comunicati dalle Onlus, dalle associazioni di promozione sociale oppure dalle fondazioni.
  • bonifici riguardanti le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, per arredo degli immobili ristrutturati e per la riqualificazione energetica degli edifici, comunicati dalle banche e da Poste italiane.
  • Modello 730 precompilato 2019: operazioni da seguire
  • Nonostante l’elevata quantità di dati presenti non vengono inserite in dichiarazione le informazioni che l’Agenzia ritiene incomplete o incoerenti, proprio per questo motivo il contribuente deve sempre controllare l’esattezza dei dati ed eventualmente modificarli o integrarli.

Ricapitolando il contribuente può eseguire le seguenti operazioni:

  • accettare ed inviare il modello precompilato senza modifiche;
  • effettuare modifiche inserendo ulteriori spese o redditi.

A questo punto non deve fare altro che inviare la dichiarazione precompilata.

Modello 730: le scadenze da ricordare
La scadenza per la presentazione del modello 730 è la stessa sia per la presentazione della precompilata sia nel caso ci sia avvalga della presentazione tradizionale attraverso intermediario.
La data da rispettare per presentare la dichiarazione dei redditi è il prossimo 23 luglio.

Scadenza anticipata al 7 luglio qualora il contribuente decidesse di avvalersi dell’invio tramite il sostituto d’imposta.

Per tutte le scadenze dettagliate vi rimandiamo infine al sito dell’Agenzia delle Entrate seguendo questo link.

Datore di lavoro in regime forfettario: adempimenti e gestione delle ritenute

Come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario? Cosa fare con le ritenute fiscali? E quali dichiarazioni fiscali compilare

datore lavoro regime forfettario

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Con l’estensione dell’importo dei ricavi o dei compensi percepiti numerosi sono i contribuenti persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni che dal 1° gennaio 2019 hanno deciso di aderire al regime forfettario. L’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018 numero 145 modifica la disciplina del regime forfettario prevedendone l’accesso a coloro che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero compensi non superiori a 65.000 euro.

Modifica importante che ha eliminato i requisiti previsti precedentemente necessari ai fini dell’accesso al regime agevolato come ad esempio i valori dei ricavi e/o compensi percepiti differenziati sulla base del codice ATECO. L’ulteriore modifica che non è più motivo di esclusione dal regime è l’aver sostenuto spese legate a lavoro accessorio, per lavoratori dipendenti e collaboratori per un ammontare superiore complessivamente a 5.000 euro lordi.

È evidente che ampliando il totale dei compensi ed eliminando l’importo di cui sopra numerose saranno le figure che occuperanno personale dipendente. Ma come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario con dipendenti in qualità di sostituto d’imposta? Cosa fare con le ritenute fiscali? Ecco cosa c’è da sapere.

Datore di lavoro in regime forfettario: cosa fare

Si deve partire dal comma 69 dell’art. 1 legge n. 190/2014 il quale espressamente esclude i contribuenti forfettari dalla qualifica di sostituto d’imposta.  Questo significa che “non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi”.

Calato nei fatti questo significa che durante il rapporto di lavoro il datore di lavoro non è tenuto ad effettuare la trattenuta, ed il relativo versamento, delle ritenute fiscali ai propri dipendenti, non assumendo così la veste di sostituto d’imposta.

Ciò significa che al momento dell’erogazione della retribuzione si indicherà la ritenuta previdenziale, ma non quella fiscale. Questo emerge anche dal parere fornito dalla Fondazione Studi dei consulenti del lavoro.

Leggi anche: Regime forfettario 2019: regole, pro e contro del regime fiscale agevolato

E le addizioni calcolate nel 2018?

Rimane un dubbio. Il datore di lavoro che nel 2018 non era forfettario, quindi assumeva la veste di sostituto d’imposta al momento del conguaglio fiscale ha prontamente calcolato le addizionali 2018, le quali vengono versate a rate nell’anno successivo.

Anno, il 2019 in cui il datore di lavoro rientra nel regime forfettario. Come si deve comportare con quegli importi?

È sicuramente necessario un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Allo stato attuale il datore di lavoro, forfettario, anche se non riveste la carica di sostituto d’imposta dovrà comunque riportare nella propria dichiarazione dei redditi il codice fiscale del soggetto percettore del compenso per il quale non è stata versata la ritenuta d’acconto e l’ammontare del compenso corrisposto.

Obbligo di comunicazione nella dichiarazione dei redditi

Compilando apposito quadro, RS, dell’Unico, indicando il codice fiscale di chi ha percepito il compenso per il quale non è stata operata la ritenuta.

Il datore di lavoro rilascerà al lavoratore la dichiarazione con i dati riferiti ai compensi corrisposti, ma sui quali non sono state effettuate ritenute. Nella Certificazione Unica compilerà la sezione legata ai assistenziali e previdenziali; mentre rimarrà escluso dalla compilazione ed invio del modello 770 non avendo dati fiscali da dichiarare.

Obblighi del lavoratore con datore di lavoro forfettario

Fino all’anno scorso il lavoratore era esonerato dal calcolo e dal versamento dell’IRPEF; queste operazioni infatti ricadevano in capo al datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta. Da quest’anno il lavoratore dipendente di un datore di lavoro in regime forfettario si trova in una posizione “scomoda”.

Ricade infatti su di sé l’obbligo di effettuare la propria dichiarazione dei redditi per assoggettare fiscalmente quanto percepito nell’anno fiscale di competenza.

Agevolazioni fiscali e bonus casa 2019: guide dell’Agenzia delle Entrate

I bonus casa e le agevolazioni fiscali 2019 per la casa prorogati o rinnovati nell’ultima legge di bilancio. Guide Agenzia delle Entrate.

bonus casa 2019

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L’ultima legge di bilancio ha confermato o riproposto anche per l’anno 2019 alcuni dei più conosciuti bonus casa 2019 e altre agevolazioni fiscali legate alla casa. Le agevolazioni riguardano sia le ristrutturazioni edilizie e le spese per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici, che l’acquisto di prima casa. Si va poi dal bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al cosiddetto bonus verde per la ristrutturazione e l’irrigazione del verde privato. Infine da segnalare la riproposizione del bonus mobili ed elettrodomestici e il cosiddetto sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici.

L’Agenzia delle Entrate ha rilasciato sul portale ufficiale le guide aggiornate sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico e sul Bonus mobili ed elettrodomestici. Qui di seguito trovate un elenco dei bonus e agevolazioni per la casa per il 2019 e allegate le guide aggiornate delle Entrate.

Bonus casa 2019

Senza scendere nel dettaglio delle singole misure procediamo con una breve elencazione di bonus e agevolazioni casa 2019 per poi andare a trattarli singolarmente in prossime guide. Se invece sei alla ricerca di agevolazioni per le famiglie svantaggiate leggi la nostra guida Bonus ISEE basso 2019: agevolazioni e aiuti per il nuovo anno.

Bonus ristrutturazione: agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie

Fino alla fine dell’anno viene confermato il bonus ristrutturazione; questo consiste nella detrazione al 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi sostenuti appunto per la ristrutturazione. Detrazione fruita in 10 quote annuali di pari importo e applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

La ristrutturazione deve riguardare lavori interni ad immobili già esistenti, come ad esempio manutenzione ordinaria solo per le parti comuni dell’edificio, manutenzione straordinaria, recupero e risanamento conservativo o vera e propria ristrutturazione edilizia.

A titolo esemplificativo rientrano tra i lavori ammessi quelli effettuati sull’impianto idraulico ed elettrico, sull’impianto di allarme, oppure sulle pareti interne ed esterne, nonché sull’installazione di porta blindata ed inferriate fisse.

Accanto alle spese legate all’esecuzione dei lavori, si possono detrarre i costi di progettazione e le prestazioni professionali.

Agenzia Entrate: Guida Ristrutturazioni edilizie FEBBRAIO 2019
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Ecobonus: le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

L’Ecobonus, ossia il bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili viene riconfermato anche per questo anno. È prevista la detrazione Irpef del 65 per cento e del 50 per cento, a seconda della tipologia di lavoro effettuato per il risparmio energetico elevata al 75 per cento in caso di lavori condominiali.

I lavori riguardano ad esempio interventi con caldaie di condensazione ad alta efficienza, riqualificazione degli edifici, coibentazioni oppure rivestimenti termici alle porte d’ingresso. Anche in questo caso la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali fino a un limite massimo di:

  • 30.000 Euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40.000 euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100.000 euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Agenzia Entrate: Guida Agevolazioni Risparmio energetico FEBBRAIO 2019
» 3,4 MiB – 70 download

Agevolazioni per acquisto della prima casa

Agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale.  Queste agevolazioni consistono nella riduzione sia dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene confermata la proroga per quest’anno anche del bonus mobili: detrazione al 50 per cento per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, finalizzati all’arredo dell’immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione si può ottenere fino ad una spesa massima pari a 10.000 Euro.

Agenzia Entrate: Guida Bonus Mobili FEBBRAIO 2019
» 2,6 MiB – 49 download

Bonus verde

Anche gli interventi legati alla ristrutturazione e irrigazione del verde privato godono del cosiddetto bonus verde; si tratta di una detrazione al 36 per cento su una spesa massima pari a 5mila euro. Le spese riguardano la piantumazione o sistemazione di prati in giardini, terrazzi, balconi e cortili, anche condominiali.

Sisma bonus

Infine, i lavori antisismici potranno godere di un’agevolazione. Riguardano le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 2, ossia quelle ad alta pericolosità.

La detrazione riguarda i costi sostenuti a decorrere dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo, pari all’80 per cento della spesa sostenuta se l’intervento riduce il rischio di una classe, mentre sale all’85 per cento se riduce di due classi il rischio.

Imposta di bollo 2019: tutte le novità sulla marca da bollo

Cos’è e come funziona l’imposta di bollo? Ecco la guida con tutte le novità sulla marca da bollo per la fattura elettronica.

imposta di bollo, marca da bollo

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’imposta di bollo (cosiddetta marca da bollo) è un’imposta indiretta che colpisce i consumi; è alternativa all’IVA (imposta sul valore aggiunto) e pertanto, quando ad esempio le fatture o le ricevute fiscali riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad Iva, gli stessi sono esenti da questo ulteriore tributo. L’articolo 6 della Tabella (allegato B) al Dpr 633/1972 prevede che l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

La marca da bollo, nella misura di 2,00 euro va applicata esclusivamente alle fatture, sia cartacee che elettroniche, emesse senza addebito di Iva per un importo superiore a 77,47 euro; al contrario per quelle di importo inferiore non va applicata. Vediamo quindi come funziona e come si assolve a tale obbligo; passiamo infine a vedere tutte le novità per il 2019 in merito alla marca da bollo per la fattura elettronica.

Imposta di bollo: a chi si applica e chi è escluso

In linea generale sono esenti dall’apposizione della marca in modo assoluto:

  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad Iva (tanto al 4% che al 10% o al 22%);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali oppure delle ricariche telefoniche;
  • per le operazioni in reverse charge (circolare n.37/E/06).

Al contrario sono soggette alla marca da bollo tutte le fatture emesse sia in forma cartacea sia elettronica di importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:

  • le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72);
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72) come esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali;
  • esenti (art.10 Dpr 633/72): prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie;
  • escluse (art.15 Dpr.633/72): spese in nome e per conto, interessi di mora;
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

Imposta di bollo: come assolverla

Si può assolvere l’imposta di bollo con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio, oppure in modo virtuale.

L’obbligo di apporre il contrassegno è a carico del soggetto che emette la fattura, il quale può effettuare la rivalsa dell’imposta, addebitandone l’importo al destinatario della fattura, a titolo di spese anticipate.

La marca da bollo si acquista presso tabaccherie e simili, ossia rivenditori di valori bollati.

Ai fini della validità per essere considerato regolare una volta applicata sulla fattura deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento stesso.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo.

Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Marca da bollo virtuale

L’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale (cosiddetta marca da bollo virtuale) previa domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate; nella domanda di deve indicare il numero stimato dei documenti emessi e ricevuti per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale. La domanda può essere presentata solo per via telematica.

Il suo rinnovo avviene tacitamente per gli anni solari successivi, mentre la revoca deve essere esplicitata ed ha effetto dall’anno successivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione sulla fattura dovrà essere riportata esplicitamente la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Per quanto riguarda la liquidazione l’Ufficio liquiderà l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato; in modo provvisorio e con un importo di rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare.

Essendo un importo provvisorio, entro il 31 gennaio dovrà essere effettuata la dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, potendo così liquidare l’importo, attraverso modello F24 in modo definitivo. Questa modalità non si applica alle fatture elettroniche.

Marca da bollo, cosa cambia nel 2019

Con Decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 sono state introdotte novità sull’imposta di bollo per le fatture; queste novità interessano i contribuenti a partire dal 1° gennaio 2019.

In primo luogo, il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Marca da bollo fatture elettroniche

Il pagamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare deve essere effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dell’imposta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio. Mette quindi a disposizione il dato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito stesso.

A questo punto il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nell’area riservata del soggetto passivo IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate; con addebito su conto corrente oppure attraverso il modello F24.

Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Decreto del 28.12.2018.