Datore di lavoro in regime forfettario: adempimenti e gestione delle ritenute

Come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario? Cosa fare con le ritenute fiscali? E quali dichiarazioni fiscali compilare

datore lavoro regime forfettario

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Con l’estensione dell’importo dei ricavi o dei compensi percepiti numerosi sono i contribuenti persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni che dal 1° gennaio 2019 hanno deciso di aderire al regime forfettario. L’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018 numero 145 modifica la disciplina del regime forfettario prevedendone l’accesso a coloro che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero compensi non superiori a 65.000 euro.

Modifica importante che ha eliminato i requisiti previsti precedentemente necessari ai fini dell’accesso al regime agevolato come ad esempio i valori dei ricavi e/o compensi percepiti differenziati sulla base del codice ATECO. L’ulteriore modifica che non è più motivo di esclusione dal regime è l’aver sostenuto spese legate a lavoro accessorio, per lavoratori dipendenti e collaboratori per un ammontare superiore complessivamente a 5.000 euro lordi.

È evidente che ampliando il totale dei compensi ed eliminando l’importo di cui sopra numerose saranno le figure che occuperanno personale dipendente. Ma come deve comportarsi il datore di lavoro in regime forfettario con dipendenti in qualità di sostituto d’imposta? Cosa fare con le ritenute fiscali? Ecco cosa c’è da sapere.

Datore di lavoro in regime forfettario: cosa fare

Si deve partire dal comma 69 dell’art. 1 legge n. 190/2014 il quale espressamente esclude i contribuenti forfettari dalla qualifica di sostituto d’imposta.  Questo significa che “non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi”.

Calato nei fatti questo significa che durante il rapporto di lavoro il datore di lavoro non è tenuto ad effettuare la trattenuta, ed il relativo versamento, delle ritenute fiscali ai propri dipendenti, non assumendo così la veste di sostituto d’imposta.

Ciò significa che al momento dell’erogazione della retribuzione si indicherà la ritenuta previdenziale, ma non quella fiscale. Questo emerge anche dal parere fornito dalla Fondazione Studi dei consulenti del lavoro.

Leggi anche: Regime forfettario 2019: regole, pro e contro del regime fiscale agevolato

E le addizioni calcolate nel 2018?

Rimane un dubbio. Il datore di lavoro che nel 2018 non era forfettario, quindi assumeva la veste di sostituto d’imposta al momento del conguaglio fiscale ha prontamente calcolato le addizionali 2018, le quali vengono versate a rate nell’anno successivo.

Anno, il 2019 in cui il datore di lavoro rientra nel regime forfettario. Come si deve comportare con quegli importi?

È sicuramente necessario un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Allo stato attuale il datore di lavoro, forfettario, anche se non riveste la carica di sostituto d’imposta dovrà comunque riportare nella propria dichiarazione dei redditi il codice fiscale del soggetto percettore del compenso per il quale non è stata versata la ritenuta d’acconto e l’ammontare del compenso corrisposto.

Obbligo di comunicazione nella dichiarazione dei redditi

Compilando apposito quadro, RS, dell’Unico, indicando il codice fiscale di chi ha percepito il compenso per il quale non è stata operata la ritenuta.

Il datore di lavoro rilascerà al lavoratore la dichiarazione con i dati riferiti ai compensi corrisposti, ma sui quali non sono state effettuate ritenute. Nella Certificazione Unica compilerà la sezione legata ai assistenziali e previdenziali; mentre rimarrà escluso dalla compilazione ed invio del modello 770 non avendo dati fiscali da dichiarare.

Obblighi del lavoratore con datore di lavoro forfettario

Fino all’anno scorso il lavoratore era esonerato dal calcolo e dal versamento dell’IRPEF; queste operazioni infatti ricadevano in capo al datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta. Da quest’anno il lavoratore dipendente di un datore di lavoro in regime forfettario si trova in una posizione “scomoda”.

Ricade infatti su di sé l’obbligo di effettuare la propria dichiarazione dei redditi per assoggettare fiscalmente quanto percepito nell’anno fiscale di competenza.

Agevolazioni fiscali e bonus casa 2019: guide dell’Agenzia delle Entrate

I bonus casa e le agevolazioni fiscali 2019 per la casa prorogati o rinnovati nell’ultima legge di bilancio. Guide Agenzia delle Entrate.

bonus casa 2019

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’ultima legge di bilancio ha confermato o riproposto anche per l’anno 2019 alcuni dei più conosciuti bonus casa 2019 e altre agevolazioni fiscali legate alla casa. Le agevolazioni riguardano sia le ristrutturazioni edilizie e le spese per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici, che l’acquisto di prima casa. Si va poi dal bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al cosiddetto bonus verde per la ristrutturazione e l’irrigazione del verde privato. Infine da segnalare la riproposizione del bonus mobili ed elettrodomestici e il cosiddetto sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici.

L’Agenzia delle Entrate ha rilasciato sul portale ufficiale le guide aggiornate sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico e sul Bonus mobili ed elettrodomestici. Qui di seguito trovate un elenco dei bonus e agevolazioni per la casa per il 2019 e allegate le guide aggiornate delle Entrate.

Bonus casa 2019

Senza scendere nel dettaglio delle singole misure procediamo con una breve elencazione di bonus e agevolazioni casa 2019 per poi andare a trattarli singolarmente in prossime guide. Se invece sei alla ricerca di agevolazioni per le famiglie svantaggiate leggi la nostra guida Bonus ISEE basso 2019: agevolazioni e aiuti per il nuovo anno.

Bonus ristrutturazione: agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie

Fino alla fine dell’anno viene confermato il bonus ristrutturazione; questo consiste nella detrazione al 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi sostenuti appunto per la ristrutturazione. Detrazione fruita in 10 quote annuali di pari importo e applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

La ristrutturazione deve riguardare lavori interni ad immobili già esistenti, come ad esempio manutenzione ordinaria solo per le parti comuni dell’edificio, manutenzione straordinaria, recupero e risanamento conservativo o vera e propria ristrutturazione edilizia.

A titolo esemplificativo rientrano tra i lavori ammessi quelli effettuati sull’impianto idraulico ed elettrico, sull’impianto di allarme, oppure sulle pareti interne ed esterne, nonché sull’installazione di porta blindata ed inferriate fisse.

Accanto alle spese legate all’esecuzione dei lavori, si possono detrarre i costi di progettazione e le prestazioni professionali.

Agenzia Entrate: Guida Ristrutturazioni edilizie FEBBRAIO 2019
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Ecobonus: le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

L’Ecobonus, ossia il bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili viene riconfermato anche per questo anno. È prevista la detrazione Irpef del 65 per cento e del 50 per cento, a seconda della tipologia di lavoro effettuato per il risparmio energetico elevata al 75 per cento in caso di lavori condominiali.

I lavori riguardano ad esempio interventi con caldaie di condensazione ad alta efficienza, riqualificazione degli edifici, coibentazioni oppure rivestimenti termici alle porte d’ingresso. Anche in questo caso la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali fino a un limite massimo di:

  • 30.000 Euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40.000 euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100.000 euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Agenzia Entrate: Guida Agevolazioni Risparmio energetico FEBBRAIO 2019
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Agevolazioni per acquisto della prima casa

Agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale.  Queste agevolazioni consistono nella riduzione sia dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene confermata la proroga per quest’anno anche del bonus mobili: detrazione al 50 per cento per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, finalizzati all’arredo dell’immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione si può ottenere fino ad una spesa massima pari a 10.000 Euro.

Agenzia Entrate: Guida Bonus Mobili FEBBRAIO 2019
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Bonus verde

Anche gli interventi legati alla ristrutturazione e irrigazione del verde privato godono del cosiddetto bonus verde; si tratta di una detrazione al 36 per cento su una spesa massima pari a 5mila euro. Le spese riguardano la piantumazione o sistemazione di prati in giardini, terrazzi, balconi e cortili, anche condominiali.

Sisma bonus

Infine, i lavori antisismici potranno godere di un’agevolazione. Riguardano le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 2, ossia quelle ad alta pericolosità.

La detrazione riguarda i costi sostenuti a decorrere dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo, pari all’80 per cento della spesa sostenuta se l’intervento riduce il rischio di una classe, mentre sale all’85 per cento se riduce di due classi il rischio.

Imposta di bollo 2019: tutte le novità sulla marca da bollo

Cos’è e come funziona l’imposta di bollo? Ecco la guida con tutte le novità sulla marca da bollo per la fattura elettronica.

imposta di bollo, marca da bollo

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’imposta di bollo (cosiddetta marca da bollo) è un’imposta indiretta che colpisce i consumi; è alternativa all’IVA (imposta sul valore aggiunto) e pertanto, quando ad esempio le fatture o le ricevute fiscali riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad Iva, gli stessi sono esenti da questo ulteriore tributo. L’articolo 6 della Tabella (allegato B) al Dpr 633/1972 prevede che l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

La marca da bollo, nella misura di 2,00 euro va applicata esclusivamente alle fatture, sia cartacee che elettroniche, emesse senza addebito di Iva per un importo superiore a 77,47 euro; al contrario per quelle di importo inferiore non va applicata. Vediamo quindi come funziona e come si assolve a tale obbligo; passiamo infine a vedere tutte le novità per il 2019 in merito alla marca da bollo per la fattura elettronica.

Imposta di bollo: a chi si applica e chi è escluso

In linea generale sono esenti dall’apposizione della marca in modo assoluto:

  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad Iva (tanto al 4% che al 10% o al 22%);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali oppure delle ricariche telefoniche;
  • per le operazioni in reverse charge (circolare n.37/E/06).

Al contrario sono soggette alla marca da bollo tutte le fatture emesse sia in forma cartacea sia elettronica di importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:

  • le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72);
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72) come esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali;
  • esenti (art.10 Dpr 633/72): prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie;
  • escluse (art.15 Dpr.633/72): spese in nome e per conto, interessi di mora;
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

Imposta di bollo: come assolverla

Si può assolvere l’imposta di bollo con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio, oppure in modo virtuale.

L’obbligo di apporre il contrassegno è a carico del soggetto che emette la fattura, il quale può effettuare la rivalsa dell’imposta, addebitandone l’importo al destinatario della fattura, a titolo di spese anticipate.

La marca da bollo si acquista presso tabaccherie e simili, ossia rivenditori di valori bollati.

Ai fini della validità per essere considerato regolare una volta applicata sulla fattura deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento stesso.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo.

Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Marca da bollo virtuale

L’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale (cosiddetta marca da bollo virtuale) previa domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate; nella domanda di deve indicare il numero stimato dei documenti emessi e ricevuti per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale. La domanda può essere presentata solo per via telematica.

Il suo rinnovo avviene tacitamente per gli anni solari successivi, mentre la revoca deve essere esplicitata ed ha effetto dall’anno successivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione sulla fattura dovrà essere riportata esplicitamente la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Per quanto riguarda la liquidazione l’Ufficio liquiderà l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato; in modo provvisorio e con un importo di rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare.

Essendo un importo provvisorio, entro il 31 gennaio dovrà essere effettuata la dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, potendo così liquidare l’importo, attraverso modello F24 in modo definitivo. Questa modalità non si applica alle fatture elettroniche.

Marca da bollo, cosa cambia nel 2019

Con Decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 sono state introdotte novità sull’imposta di bollo per le fatture; queste novità interessano i contribuenti a partire dal 1° gennaio 2019.

In primo luogo, il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Marca da bollo fatture elettroniche

Il pagamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare deve essere effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dell’imposta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio. Mette quindi a disposizione il dato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito stesso.

A questo punto il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nell’area riservata del soggetto passivo IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate; con addebito su conto corrente oppure attraverso il modello F24.

Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Decreto del 28.12.2018.

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Ecco un riepilogo delle sanzioni previste per la tardiva o omessa emissione e trasmissione della fattura elettronica.

A quali sanzioni si va incontro per la mancata emissione di una fattura elettronica? E per l’emissione o la trasmissione in ritardo? È passato poco più di un mese dall’entrata in vigore della tanto attesa e-fattura obbligatoria per la generalità delle compravendite di beni e servizi nel territorio italiano. Se per alcuni ormai è un “gioco da ragazzi” emettere nella nuova modalità le fatture, per altri non è ancora un automatismo.

Ma anche chi ancora non riesce proprio a farsene una ragione può tirare un respiro di sollievo: nel primo periodo infatti ci sarà molta tolleranza rispetto alle sanzioni applicabili.Vediamo in breve cosa prevede la normativa, ma prima facciamo un passo indietro e ricapitoliamo un po’ di regole generali.

Fatturazione elettronica: i soggetti coinvolti e gli esclusi

Prima di addentrarci nelle sanzioni previste per coloro che non adempiono correttamente è bene ripassare i soggetti interessati in questo adempimento. Fino al 31 dicembre dello scorso anno fatte salve alcune eccezioni riguardanti specifiche tipologie di operazioni effettuate nei settori dei carburanti e dei subappalti pubblici, l’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico era previsto esclusivamente per le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Dal 01 gennaio 2019, invece, l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso alla generalità delle operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, nonché nei confronti di privati consumatori.

Restano escluse dall’obbligo in argomento le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti esteri, ossia soggetti non residenti, non stabiliti e identificati ai fini IVA senza stabile organizzazione in Italia.

Restano inoltre esclusi in questa fase:

  • gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi)
  • e i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario.

Leggi anche: Fattura elettronica per regime forfettario e dei minimi: cosa c’è da sapere

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Nel caso in cui una fattura venga emessa in ritardo, o addirittura venga omessa la trasmissione elettronica, il Dl 119/2018 prevede diverse sanzioni.

In primo luogo, quando la fattura viene emessa con modalità diverse da quella elettronica il documento si intende non emesso, pertanto si applicano le sanzioni previste dall’art. 6 del D.lgs. 471/1997 che per le operazioni imponibili vanno dal 90% al 180% con un minimo di € 250,00. Se invece le operazioni sono non imponibili o esenti, le sanzioni vanno dal 5% al 10% del corrispettivo con un minimo di € 250,00.

L’unico modo per il contribuente di sanare la violazione è quello di emettere un’autofattura e trasmetterla al sistema di interscambio.

Periodo transitorio delle sanzioni fattura elettronica

In vista delle possibili difficoltà che potevano palesarsi nel corretto utilizzo della fatturazione elettronica vi è un periodo transitorio per il sistema sanzionatorio.

  • Fino al 30 giugno: fino al prossimo 30 giugno 2019 non si applicheranno le sanzioni in determinate situazioni; ovvero quando la fattura elettronica sia emessa entro il termine per l’effettuazione della liquidazione IVA relativa al periodo di riferimento. Di conseguenza entro il giorno 15 per i contribuenti mensili, entro il 15 del secondo mese successivo al trimestre per i trimestrali.
  • Dal 1° luglio: dal giorno successivo, ossia dal 1 luglio 2019 i termini previsti per la trasmissione della fattura elettronica al sistema di interscambio saranno di 10 giorni decorrenti dal momento in cui viene effettuata l’operazione; questo dato sarà riscontrabile dalla necessità di inserire nella fattura stessa la data in cui è stata effettuata l’operazione, se non corrisponde alla data di emissione.

Anche il committente che abbia provveduto a detrarre l’imposta oppure non l’abbia regolarizzata gode di una moratoria. Non verranno applicate sanzioni se il soggetto provvede a sanare l’omissione entro i termini della propria liquidazione IVA periodica. Al contrario sarà soggetto ad una sanzione del 20%. Anche in questo caso per regolarizzare la posizione il soggetto dovrà trasmettere un’autofattura al sistema di interscambio; il codice da usare è TD20 che si deve indicare nel campo “Tipo Documento”.

Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019: pronti i nuovi modelli


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoroediritti.com

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate i modelli per le prossime dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019, con le relative istruzioni. Si tratta dei modelli in versione definitiva delle dichiarazioni fiscali relative al periodo di imposta 2018.

I modelli dichiarativi 2019 da utilizzare per la dichiarazione dei redditi 2019, per il periodo di imposta 2018 riguardano:

  • 730;
  • Certificazione unica;
  • Iva
  • Iva 74 bis;
  • 770;
  • Cupe.

Vediamo le novità che interessano questi modelli.

Modello 730/2019: le novità

Le novità che interessano il modello 730 riguardano principalmente le detrazioni d’imposta:

  • delle spese per l’abbonamento al trasposto pubblico, nella misura del 19% fino a 250 euro
  • e quelle, sempre pari al 19%, sull’acquisto di strumenti e di ausili in caso di disturbi dell’apprendimento
  • nonché sule assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo.

In aggiunta vi è il “bonus verde” pari ad una detrazione al 36%, fino a un massimo di 5.000 Euro per la sistemazione a verde di aree private, impianti di irrigazione, realizzazione pozzi, coperture a verde, giardini pensili.

Per le agevolazioni previste per il recupero del patrimonio edilizio, che comportano un risparmio energetico è necessario comunicare all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica il cd. “Ecobonus”.

Infine, è prevista un’agevolazione al 30% per le erogazioni liberali in favore di Onlus e associazioni di promozione sociale e al 35% per le organizzazioni di volontariato.

Modello Iva/2019 e 74-bis/2019: le novità

Le novità del modello IVA 2019 sono l’inserimento del rigo VA16, nel quadro VA, per i soggetti che dal 1° gennaio 2019 parteciperanno a un Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972): i contribuenti interessati dovranno barrare la casella per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva precedente l’ingresso nel Gruppo.

La seconda novità riguarda l’inserimento del campo 2 del rigo VX2, per indicare la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti Iva effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo dal 1° gennaio 2019.

Infine, l’inserimento nel quadro VO, rigo VO34, della casella 3: questa serve per i contribuenti che nel corso del 2015 avevano optato per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, nel caso in cui dal 2018 hanno revocato tale scelta, accedendo al regime forfetario della legge n. 190 del 2014.

Il modello IVA 74-bis/2019, invece, è da utilizzare per la dichiarazione delle operazioni effettuate nella frazione d’anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa.

Certificazione Unica 2019: le novità

Sono stati inseriti alcuni campi per l’indicazione del credito riconosciuto dall’Inps ai beneficiari dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE) previsto dalla legge n. 232/2016.

È stata inoltre introdotta la nuova sezione “Particolari tipologie reddituali”. Questa nuova sezione serve per individuare alcune tipologie reddituali per le quali è previsto un inquadramento fiscale diverso rispetto a quello previdenziale.

Modelli 770 e Cupe: le novità

Il modello 770/2019 e la Certificazione degli utili e dei proventi equiparati riportano la novità in tema adeguamento del trattamento fiscale delle partecipazioni di natura qualificata a quelle di natura non qualificata; con riferimento ai redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa.

In aggiunta è stato previsto un nuovo prospetto per gestire il regime fiscale dei proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme peer to peer lending) e per i prestiti finalizzati al finanziamento ed al sostegno di attività di interesse generale (Social Lending).

Infine per maggiori informazioni e per reperire i modelli delle Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019 vi rimandiamo al sito dell’Agenzia delle Entrate. Per informazioni e chiarimenti vi invitiamo a usare il contact center al Numero Verde Agenzia delle Entrate da fisso 848.800.444 o da cellulare 06.96668907.

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