E’ ora di rinnovarsi: come attuare un progetto di ringiovanimento aziendale

Il mio contributo per Well Work

L’Italia non è un Paese giovane, lo sentiamo purtroppo quasi quotidianamente e questo si rispecchia ovviamente nella popolazione aziendale nella quale troviamo una gran fetta di lavoratori cinquantenni.

Il problema che è necessario cercare di arginare è che spesso questi lavoratori over 50 sono insoddisfatti della loro posizione professionale.

Proviamo ad analizzare il motivo di questa insoddisfazione e capire le aziende quali passaggi possono mettere in atto per le aziende per tramutare questa situazione in un’opportunità di miglioramento.

Questo stato d’animo nasce da un mix di sensazioni e situazioni: da un lato la paura di essere “messi da parte” all’interno dell’organizzazione aziendale, dall’altro le numerose esigenze familiari: figli non ancora indipendenti oppure genitori anziani da accudire portano un’ulteriore difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, ponendo queste persone in una sorta di stallo.

Ma allo stesso tempo considerando l’elevato numero di lavoratori di questa fascia d’età è evidente che le aziende devono trovare il modo di puntare su di loro.

Come si può uscire da quest’impasse?

La prima cosa da fare è un’approfondita analisi della situazione aziendale per capire se le difficoltà sono principalmente di carattere professionale o personale.

Anche in questo caso una possibile soluzione è il welfare.

In una situazione di possibile disagio che non permette ai lavoratori di dare il meglio di sé stessi, l’azienda dovrebbe puntare sulla formazione, tanto intesa quella classica professionale, quanto di crescita personale.

La possibilità di crescita a questo punto diventa tanto dell’azienda quanto dei lavoratori dando la possibilità di fornire quindi un supporto su tematiche legate al work-life balance, alla gestione dello stress e al miglioramento del benessere al lavoro e nella vita privata, diventando una sorta quindi di supporto psicologico.

Sappiamo che un piano welfare per godere dei benefici fiscali deve essere garantito alla generalità dei dipendenti o categorie omogenee. In una situazione simile potremmo avere la classica erogazione alla popolazione aziendale, per metterla in condizione di lavorare sul disagio manifestato e trasformarlo in opportunità oppure dividere in categorie i dipendenti.
Una categoria che potrebbe sicuramente beneficiarne è quella dei manager o dei responsabili che a loro volta potranno investire le nuove conoscenze acquisite nei loro gruppi di lavoro: aiutare i manager a sviluppare una funzione di ascolto e sostegno ai propri collaboratori, motivandoli e guidandoli attraverso la riorganizzazione in atto, ad esempio potenziando la comunicazione nel gruppo di lavoro, definire obiettivi chiari o ancora mediare i conflitti.

Agevolazioni fiscali e bonus casa 2019: guide dell’Agenzia delle Entrate

I bonus casa e le agevolazioni fiscali 2019 per la casa prorogati o rinnovati nell’ultima legge di bilancio. Guide Agenzia delle Entrate.

bonus casa 2019

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’ultima legge di bilancio ha confermato o riproposto anche per l’anno 2019 alcuni dei più conosciuti bonus casa 2019 e altre agevolazioni fiscali legate alla casa. Le agevolazioni riguardano sia le ristrutturazioni edilizie e le spese per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico degli edifici, che l’acquisto di prima casa. Si va poi dal bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche al cosiddetto bonus verde per la ristrutturazione e l’irrigazione del verde privato. Infine da segnalare la riproposizione del bonus mobili ed elettrodomestici e il cosiddetto sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici.

L’Agenzia delle Entrate ha rilasciato sul portale ufficiale le guide aggiornate sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico e sul Bonus mobili ed elettrodomestici. Qui di seguito trovate un elenco dei bonus e agevolazioni per la casa per il 2019 e allegate le guide aggiornate delle Entrate.

Bonus casa 2019

Senza scendere nel dettaglio delle singole misure procediamo con una breve elencazione di bonus e agevolazioni casa 2019 per poi andare a trattarli singolarmente in prossime guide. Se invece sei alla ricerca di agevolazioni per le famiglie svantaggiate leggi la nostra guida Bonus ISEE basso 2019: agevolazioni e aiuti per il nuovo anno.

Bonus ristrutturazione: agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie

Fino alla fine dell’anno viene confermato il bonus ristrutturazione; questo consiste nella detrazione al 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi sostenuti appunto per la ristrutturazione. Detrazione fruita in 10 quote annuali di pari importo e applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

La ristrutturazione deve riguardare lavori interni ad immobili già esistenti, come ad esempio manutenzione ordinaria solo per le parti comuni dell’edificio, manutenzione straordinaria, recupero e risanamento conservativo o vera e propria ristrutturazione edilizia.

A titolo esemplificativo rientrano tra i lavori ammessi quelli effettuati sull’impianto idraulico ed elettrico, sull’impianto di allarme, oppure sulle pareti interne ed esterne, nonché sull’installazione di porta blindata ed inferriate fisse.

Accanto alle spese legate all’esecuzione dei lavori, si possono detrarre i costi di progettazione e le prestazioni professionali.

Agenzia Entrate: Guida Ristrutturazioni edilizie FEBBRAIO 2019
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Ecobonus: le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

L’Ecobonus, ossia il bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili viene riconfermato anche per questo anno. È prevista la detrazione Irpef del 65 per cento e del 50 per cento, a seconda della tipologia di lavoro effettuato per il risparmio energetico elevata al 75 per cento in caso di lavori condominiali.

I lavori riguardano ad esempio interventi con caldaie di condensazione ad alta efficienza, riqualificazione degli edifici, coibentazioni oppure rivestimenti termici alle porte d’ingresso. Anche in questo caso la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali fino a un limite massimo di:

  • 30.000 Euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40.000 euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100.000 euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Agenzia Entrate: Guida Agevolazioni Risparmio energetico FEBBRAIO 2019
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Agevolazioni per acquisto della prima casa

Agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale.  Queste agevolazioni consistono nella riduzione sia dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa. Inoltre, non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Bonus mobili ed elettrodomestici

Viene confermata la proroga per quest’anno anche del bonus mobili: detrazione al 50 per cento per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, finalizzati all’arredo dell’immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione si può ottenere fino ad una spesa massima pari a 10.000 Euro.

Agenzia Entrate: Guida Bonus Mobili FEBBRAIO 2019
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Bonus verde

Anche gli interventi legati alla ristrutturazione e irrigazione del verde privato godono del cosiddetto bonus verde; si tratta di una detrazione al 36 per cento su una spesa massima pari a 5mila euro. Le spese riguardano la piantumazione o sistemazione di prati in giardini, terrazzi, balconi e cortili, anche condominiali.

Sisma bonus

Infine, i lavori antisismici potranno godere di un’agevolazione. Riguardano le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 2, ossia quelle ad alta pericolosità.

La detrazione riguarda i costi sostenuti a decorrere dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo, pari all’80 per cento della spesa sostenuta se l’intervento riduce il rischio di una classe, mentre sale all’85 per cento se riduce di due classi il rischio.

Imposta di bollo 2019: tutte le novità sulla marca da bollo

Cos’è e come funziona l’imposta di bollo? Ecco la guida con tutte le novità sulla marca da bollo per la fattura elettronica.

imposta di bollo, marca da bollo

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

L’imposta di bollo (cosiddetta marca da bollo) è un’imposta indiretta che colpisce i consumi; è alternativa all’IVA (imposta sul valore aggiunto) e pertanto, quando ad esempio le fatture o le ricevute fiscali riguardano pagamenti di corrispettivi assoggettati ad Iva, gli stessi sono esenti da questo ulteriore tributo. L’articolo 6 della Tabella (allegato B) al Dpr 633/1972 prevede che l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta di bollo sono tra loro alternative.

La marca da bollo, nella misura di 2,00 euro va applicata esclusivamente alle fatture, sia cartacee che elettroniche, emesse senza addebito di Iva per un importo superiore a 77,47 euro; al contrario per quelle di importo inferiore non va applicata. Vediamo quindi come funziona e come si assolve a tale obbligo; passiamo infine a vedere tutte le novità per il 2019 in merito alla marca da bollo per la fattura elettronica.

Imposta di bollo: a chi si applica e chi è escluso

In linea generale sono esenti dall’apposizione della marca in modo assoluto:

  • fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad Iva (tanto al 4% che al 10% o al 22%);
  • fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (esportazioni dirette e triangolari) ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 15 Tabella allegato B Dpr. 642/1972);
  • sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di prodotti editoriali oppure delle ricariche telefoniche;
  • per le operazioni in reverse charge (circolare n.37/E/06).

Al contrario sono soggette alla marca da bollo tutte le fatture emesse sia in forma cartacea sia elettronica di importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:

  • le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72);
  • le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72) come esportazioni di beni dirette ed indirette, servizi internazionali;
  • esenti (art.10 Dpr 633/72): prestazioni sanitarie, attività educative e culturali, riscossione di tributi, esercizio di giochi e scommesse, prestazioni di mandato e mediazione, operazioni in oro, immobiliari, finanziarie;
  • escluse (art.15 Dpr.633/72): spese in nome e per conto, interessi di mora;
  • le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario.

Imposta di bollo: come assolverla

Si può assolvere l’imposta di bollo con l’acquisto, l’applicazione e l’annullamento della marca, ossia, del contrassegno telematico comprato dal tabaccaio, oppure in modo virtuale.

L’obbligo di apporre il contrassegno è a carico del soggetto che emette la fattura, il quale può effettuare la rivalsa dell’imposta, addebitandone l’importo al destinatario della fattura, a titolo di spese anticipate.

La marca da bollo si acquista presso tabaccherie e simili, ossia rivenditori di valori bollati.

Ai fini della validità per essere considerato regolare una volta applicata sulla fattura deve riportare una data di emissione uguale o antecedente a quella del documento stesso.

La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore, sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo.

Questo significa che se l’emittente non appone il contrassegno, per regolarizzare il documento sarà il cliente/committente a dover pagare l’imposta di bollo, presentando il documento presso l’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dal ricevimento. Solo in questo caso il cliente/committente sarà esente da qualsiasi responsabilità e la sanzione per omesso bollo verrà quindi applicata all’emittente.

Marca da bollo virtuale

L’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale (cosiddetta marca da bollo virtuale) previa domanda di autorizzazione bollata presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate; nella domanda di deve indicare il numero stimato dei documenti emessi e ricevuti per i quali si chiede l’autorizzazione all’assolvimento in modo virtuale. La domanda può essere presentata solo per via telematica.

Il suo rinnovo avviene tacitamente per gli anni solari successivi, mentre la revoca deve essere esplicitata ed ha effetto dall’anno successivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione sulla fattura dovrà essere riportata esplicitamente la dicitura “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex art. 15 del D.P.R. 642 del 1972“, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Per quanto riguarda la liquidazione l’Ufficio liquiderà l’imposta di bollo in base a quanto dichiarato; in modo provvisorio e con un importo di rate uguali da versare alla fine di ogni bimestre solare.

Essendo un importo provvisorio, entro il 31 gennaio dovrà essere effettuata la dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale indicando il numero e la tipologia degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, potendo così liquidare l’importo, attraverso modello F24 in modo definitivo. Questa modalità non si applica alle fatture elettroniche.

Marca da bollo, cosa cambia nel 2019

Con Decreto del MEF pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 sono state introdotte novità sull’imposta di bollo per le fatture; queste novità interessano i contribuenti a partire dal 1° gennaio 2019.

In primo luogo, il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Marca da bollo fatture elettroniche

Il pagamento dell’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare deve essere effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dell’imposta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio. Mette quindi a disposizione il dato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito stesso.

A questo punto il pagamento dell’imposta può essere effettuato mediante il servizio presente nell’area riservata del soggetto passivo IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate; con addebito su conto corrente oppure attraverso il modello F24.

Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Decreto del 28.12.2018.

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Ecco un riepilogo delle sanzioni previste per la tardiva o omessa emissione e trasmissione della fattura elettronica.

A quali sanzioni si va incontro per la mancata emissione di una fattura elettronica? E per l’emissione o la trasmissione in ritardo? È passato poco più di un mese dall’entrata in vigore della tanto attesa e-fattura obbligatoria per la generalità delle compravendite di beni e servizi nel territorio italiano. Se per alcuni ormai è un “gioco da ragazzi” emettere nella nuova modalità le fatture, per altri non è ancora un automatismo.

Ma anche chi ancora non riesce proprio a farsene una ragione può tirare un respiro di sollievo: nel primo periodo infatti ci sarà molta tolleranza rispetto alle sanzioni applicabili.Vediamo in breve cosa prevede la normativa, ma prima facciamo un passo indietro e ricapitoliamo un po’ di regole generali.

Fatturazione elettronica: i soggetti coinvolti e gli esclusi

Prima di addentrarci nelle sanzioni previste per coloro che non adempiono correttamente è bene ripassare i soggetti interessati in questo adempimento. Fino al 31 dicembre dello scorso anno fatte salve alcune eccezioni riguardanti specifiche tipologie di operazioni effettuate nei settori dei carburanti e dei subappalti pubblici, l’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico era previsto esclusivamente per le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Dal 01 gennaio 2019, invece, l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso alla generalità delle operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, nonché nei confronti di privati consumatori.

Restano escluse dall’obbligo in argomento le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti esteri, ossia soggetti non residenti, non stabiliti e identificati ai fini IVA senza stabile organizzazione in Italia.

Restano inoltre esclusi in questa fase:

  • gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi)
  • e i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario.

Leggi anche: Fattura elettronica per regime forfettario e dei minimi: cosa c’è da sapere

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Nel caso in cui una fattura venga emessa in ritardo, o addirittura venga omessa la trasmissione elettronica, il Dl 119/2018 prevede diverse sanzioni.

In primo luogo, quando la fattura viene emessa con modalità diverse da quella elettronica il documento si intende non emesso, pertanto si applicano le sanzioni previste dall’art. 6 del D.lgs. 471/1997 che per le operazioni imponibili vanno dal 90% al 180% con un minimo di € 250,00. Se invece le operazioni sono non imponibili o esenti, le sanzioni vanno dal 5% al 10% del corrispettivo con un minimo di € 250,00.

L’unico modo per il contribuente di sanare la violazione è quello di emettere un’autofattura e trasmetterla al sistema di interscambio.

Periodo transitorio delle sanzioni fattura elettronica

In vista delle possibili difficoltà che potevano palesarsi nel corretto utilizzo della fatturazione elettronica vi è un periodo transitorio per il sistema sanzionatorio.

  • Fino al 30 giugno: fino al prossimo 30 giugno 2019 non si applicheranno le sanzioni in determinate situazioni; ovvero quando la fattura elettronica sia emessa entro il termine per l’effettuazione della liquidazione IVA relativa al periodo di riferimento. Di conseguenza entro il giorno 15 per i contribuenti mensili, entro il 15 del secondo mese successivo al trimestre per i trimestrali.
  • Dal 1° luglio: dal giorno successivo, ossia dal 1 luglio 2019 i termini previsti per la trasmissione della fattura elettronica al sistema di interscambio saranno di 10 giorni decorrenti dal momento in cui viene effettuata l’operazione; questo dato sarà riscontrabile dalla necessità di inserire nella fattura stessa la data in cui è stata effettuata l’operazione, se non corrisponde alla data di emissione.

Anche il committente che abbia provveduto a detrarre l’imposta oppure non l’abbia regolarizzata gode di una moratoria. Non verranno applicate sanzioni se il soggetto provvede a sanare l’omissione entro i termini della propria liquidazione IVA periodica. Al contrario sarà soggetto ad una sanzione del 20%. Anche in questo caso per regolarizzare la posizione il soggetto dovrà trasmettere un’autofattura al sistema di interscambio; il codice da usare è TD20 che si deve indicare nel campo “Tipo Documento”.

I destinatari del welfare: generalità o categorie omogenee

Il mio contributo per Well Work

Uno dei vantaggi nell’introdurre un piano welfare in azienda è quello dell’agevolazione fiscale, ma perché questo sia possibile devono essere rispettati alcuni requisiti fondamentali; uno di questi requisiti riguarda l’obbligo di dedicare tali erogazioni alla generalità oppure a categorie di lavoratori.

Il motivo di questa condizione è impedire l’erogazione diforme di welfare ad personam, ossia erogare prestazioni retributive “mascherate” da welfare a singole figure, eludendo così la normativa.

Se è chiaro il concetto di generalità dei lavoratori, ossia elargire forme di welfare a tutta la popolazione aziendale senza alcuna esclusione, più sottile è il concetto di categorie.

Lo stesso concetto di categorie può essere inteso in un modo più ristretto ovvero in un modo più fantasioso.

La prima visione è quella di limitarci a considerare categorie quelle previste dalla normativa civilistica: il Codice Civile infatti all’articolo 2095 divide i prestatori di lavoro subordinato nelle seguenti categorie:

  • dirigenti;
  • quadri;
  • impiegati;
  • operai

È evidente che questa interpretazione sia alquanto rigida, senza dare spazio alla completa personalizzazione di un piano welfare.

Ci viene in aiuto quindi l’opportunità di identificare categorie di lavoratori in gruppi di dipendenti che abbiano caratteristiche comuni, purché ovviamente queste stesse caratteristiche siano oggettive e ben identificabili, altrimenti rischiamo di incappare nuovamente nell’elargizione di welfare ad personam.

Vediamo a titolo esemplificativo quali possono essere delle categorie da utilizzare.

Tra le caratteristiche comuni troviamo sicuramente l’appartenenza allo stesso livello di inquadramento oppure la stessa tipologia contrattuale.

Altre sì qualora il datore di lavoro svolgesse la propria attività lavorativa su più sedi potrebbe essere l’appartenenza ad una sede piuttosto di un’altra da utilizzare come strumento di incentivo se una sede ha qualche difficoltà nel raggiungere gli obiettivi prefissati, o al contrario, come strumento premiale nel caso la sede ottenga ottimi risultati.

È evidente che quelli sopra riportati siano solo alcune delle categorie che possono essere identificate per erogare welfare in azienda e che i criteri da poter utilizzare siano effettivamente molteplici potendo così rispondere a specifiche esigenze aziendali.

L’importante è che venga rispettato il concetto chiave di trovare caratteristiche comuni a più lavoratori.