Consulenza Del Lavoro

• Amministrazione del personale: valutazione della tipologia contrattuale più vantaggiosa ed adatta alle esigenze aziendali.
• Consulenza personalizzata direttamente in azienda
• Assistenza alle imprese in sede di organizzazione aziendale e nella pianificazione dei costi;
• Stesura del regolamento aziendale;
• Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con gli istituti previdenziali, assicurativi e ispettivi del lavoro;
• Piani di welfare aziendali studiati ad hoc per ogni azienda.

Elaborazione Cedolini Paga

• Elaborazione cedolini paga per ogni settore;
• Predisposizione delle distinte per il pagamento delle retribuzioni;
• Predisposizione della distinta di versamento Mod. F24 per i contributi previdenziali e fiscali;
• Compilazione ed invio telematico modello Uniemens;
• Gestione fondi di previdenza complementare;
• Prospetto ratei;
• Prospetto T.F.R.;
• Denunce Annuali: Autoliquidazione INAIL, C.U. e 770

Dimissioni On-Line

A partire dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dovranno essere effettuate in modalità esclusivamente telematiche, tramite una semplice procedura online accessibile dal sito Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
È possibile procedere personalmente oppure per mezzo di soggetti abilitati, tra i quali, con l’entrata in vigore del D. Lgs. 185/2016, anche consulenti del lavoro.

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoro e Diritti

Ecco un riepilogo delle sanzioni previste per la tardiva o omessa emissione e trasmissione della fattura elettronica.

A quali sanzioni si va incontro per la mancata emissione di una fattura elettronica? E per l’emissione o la trasmissione in ritardo? È passato poco più di un mese dall’entrata in vigore della tanto attesa e-fattura obbligatoria per la generalità delle compravendite di beni e servizi nel territorio italiano. Se per alcuni ormai è un “gioco da ragazzi” emettere nella nuova modalità le fatture, per altri non è ancora un automatismo.

Ma anche chi ancora non riesce proprio a farsene una ragione può tirare un respiro di sollievo: nel primo periodo infatti ci sarà molta tolleranza rispetto alle sanzioni applicabili.Vediamo in breve cosa prevede la normativa, ma prima facciamo un passo indietro e ricapitoliamo un po’ di regole generali.

Fatturazione elettronica: i soggetti coinvolti e gli esclusi

Prima di addentrarci nelle sanzioni previste per coloro che non adempiono correttamente è bene ripassare i soggetti interessati in questo adempimento. Fino al 31 dicembre dello scorso anno fatte salve alcune eccezioni riguardanti specifiche tipologie di operazioni effettuate nei settori dei carburanti e dei subappalti pubblici, l’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico era previsto esclusivamente per le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Dal 01 gennaio 2019, invece, l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso alla generalità delle operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, nonché nei confronti di privati consumatori.

Restano escluse dall’obbligo in argomento le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti esteri, ossia soggetti non residenti, non stabiliti e identificati ai fini IVA senza stabile organizzazione in Italia.

Restano inoltre esclusi in questa fase:

  • gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi)
  • e i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario.

Leggi anche: Fattura elettronica per regime forfettario e dei minimi: cosa c’è da sapere

Sanzioni fattura elettronica per omessa o ritardata emissione

Nel caso in cui una fattura venga emessa in ritardo, o addirittura venga omessa la trasmissione elettronica, il Dl 119/2018 prevede diverse sanzioni.

In primo luogo, quando la fattura viene emessa con modalità diverse da quella elettronica il documento si intende non emesso, pertanto si applicano le sanzioni previste dall’art. 6 del D.lgs. 471/1997 che per le operazioni imponibili vanno dal 90% al 180% con un minimo di € 250,00. Se invece le operazioni sono non imponibili o esenti, le sanzioni vanno dal 5% al 10% del corrispettivo con un minimo di € 250,00.

L’unico modo per il contribuente di sanare la violazione è quello di emettere un’autofattura e trasmetterla al sistema di interscambio.

Periodo transitorio delle sanzioni fattura elettronica

In vista delle possibili difficoltà che potevano palesarsi nel corretto utilizzo della fatturazione elettronica vi è un periodo transitorio per il sistema sanzionatorio.

  • Fino al 30 giugno: fino al prossimo 30 giugno 2019 non si applicheranno le sanzioni in determinate situazioni; ovvero quando la fattura elettronica sia emessa entro il termine per l’effettuazione della liquidazione IVA relativa al periodo di riferimento. Di conseguenza entro il giorno 15 per i contribuenti mensili, entro il 15 del secondo mese successivo al trimestre per i trimestrali.
  • Dal 1° luglio: dal giorno successivo, ossia dal 1 luglio 2019 i termini previsti per la trasmissione della fattura elettronica al sistema di interscambio saranno di 10 giorni decorrenti dal momento in cui viene effettuata l’operazione; questo dato sarà riscontrabile dalla necessità di inserire nella fattura stessa la data in cui è stata effettuata l’operazione, se non corrisponde alla data di emissione.

Anche il committente che abbia provveduto a detrarre l’imposta oppure non l’abbia regolarizzata gode di una moratoria. Non verranno applicate sanzioni se il soggetto provvede a sanare l’omissione entro i termini della propria liquidazione IVA periodica. Al contrario sarà soggetto ad una sanzione del 20%. Anche in questo caso per regolarizzare la posizione il soggetto dovrà trasmettere un’autofattura al sistema di interscambio; il codice da usare è TD20 che si deve indicare nel campo “Tipo Documento”.

I destinatari del welfare: generalità o categorie omogenee

Il mio contributo per Well Work

Uno dei vantaggi nell’introdurre un piano welfare in azienda è quello dell’agevolazione fiscale, ma perché questo sia possibile devono essere rispettati alcuni requisiti fondamentali; uno di questi requisiti riguarda l’obbligo di dedicare tali erogazioni alla generalità oppure a categorie di lavoratori.

Il motivo di questa condizione è impedire l’erogazione diforme di welfare ad personam, ossia erogare prestazioni retributive “mascherate” da welfare a singole figure, eludendo così la normativa.

Se è chiaro il concetto di generalità dei lavoratori, ossia elargire forme di welfare a tutta la popolazione aziendale senza alcuna esclusione, più sottile è il concetto di categorie.

Lo stesso concetto di categorie può essere inteso in un modo più ristretto ovvero in un modo più fantasioso.

La prima visione è quella di limitarci a considerare categorie quelle previste dalla normativa civilistica: il Codice Civile infatti all’articolo 2095 divide i prestatori di lavoro subordinato nelle seguenti categorie:

  • dirigenti;
  • quadri;
  • impiegati;
  • operai

È evidente che questa interpretazione sia alquanto rigida, senza dare spazio alla completa personalizzazione di un piano welfare.

Ci viene in aiuto quindi l’opportunità di identificare categorie di lavoratori in gruppi di dipendenti che abbiano caratteristiche comuni, purché ovviamente queste stesse caratteristiche siano oggettive e ben identificabili, altrimenti rischiamo di incappare nuovamente nell’elargizione di welfare ad personam.

Vediamo a titolo esemplificativo quali possono essere delle categorie da utilizzare.

Tra le caratteristiche comuni troviamo sicuramente l’appartenenza allo stesso livello di inquadramento oppure la stessa tipologia contrattuale.

Altre sì qualora il datore di lavoro svolgesse la propria attività lavorativa su più sedi potrebbe essere l’appartenenza ad una sede piuttosto di un’altra da utilizzare come strumento di incentivo se una sede ha qualche difficoltà nel raggiungere gli obiettivi prefissati, o al contrario, come strumento premiale nel caso la sede ottenga ottimi risultati.

È evidente che quelli sopra riportati siano solo alcune delle categorie che possono essere identificate per erogare welfare in azienda e che i criteri da poter utilizzare siano effettivamente molteplici potendo così rispondere a specifiche esigenze aziendali.

L’importante è che venga rispettato il concetto chiave di trovare caratteristiche comuni a più lavoratori.

Le fonti del welfare erogato in azienda

Il mio contributo per Well Work

Valutata l’importanza di inserire un piano welfare all’interno dell’azienda per i molteplici risvolti positivi che abbiamo preso in considerazione nei vari contributi, è il caso di fare un riepilogo delle fonti alle quali possiamo attingere.

La Legge di bilancio 2016 ha modificato la rigida impostazione seguita fino a quel momento ampliando la platea di strumenti messi a disposizione dei datori di lavoro per inserire un piano welfare nell’azienda, dando enfasi al ruolo del regolamento aziendale ed anche dei contratti collettivi.

Modificando così l’articolo 51, comma 2 lettera f del TUIR sono stati previsti benefici fiscali e contributivi anche per quei beni e servizi erogati in conformità a disposizioni di contratto, accordo aziendale, territoriale o nazionale oppure attraverso regolamento aziendale.

Inoltre, sempre dal 2016 il welfare può derivare da previsioni di accordi di produttività che diano la possibilità al lavoratore di convertire il premio di risultato in welfare.

Da questa premessa si può riassumere che le fonti da cui può trarre origine il welfare sono:

  • atto liberale del datore di lavoro;
  • regolamento aziendale;
  • contratto collettivo.

L’atto liberale rientra nella categoria del welfare volontario, trae la sua origine dalla volontà diretta del datore di lavoro. Proprio per queste caratteristiche l’erogazione del welfare può anche essere circoscritta ad una specifica occasione senza l’obbligatorietà di ripetere tale erogazione nelle annualità successive.

La seconda tipologia, ossia il regolamento aziendale, è anch’essa uno strumento adottato in base alla volontà del datore di lavoro con carattere unilaterale e negoziale. Proprio per questa ragione stante la natura obbligatoria possiamo tranquillamente applicare i benefici fiscali e contributivi legati alla normativa welfare.

L’ultima fonte è quella prevista dal contratto collettivo.

Ad oggi possiamo ritrovare forme di welfare all’interno del CCNL Metalmeccanica Industria che è passato da un importo iniziale di Euro 100 da destinare esclusivamente a forme di welfare agli attuali Euro 200. Altri CCNL che hanno disciplinato tale materia sono quello degli Orafi, Argentieri e Gioiellieri e altre sì quello delle Telecomunicazioni.

Le possibilità date da queste fonti sono sostanzialmente due.

La prima è quella di adottare misure di welfare sotto forma di somme aggiuntive, cd “on-top”, rispetto alla retribuzione ordinaria e scollegata in linea generale ad un risultato di impresa.

La seconda, invece, è proprio quella di collegarli dando possibilità di scelta ai lavoratori di convertire un eventuale premio di risultato in misure di welfare, occasione però possibile qualora prevista all’interno di un contratto collettivo di secondo livello.

Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019: pronti i nuovi modelli


Pubblichiamo di seguito la guida scritta per Lavoroediritti.com

Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate i modelli per le prossime dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019, con le relative istruzioni. Si tratta dei modelli in versione definitiva delle dichiarazioni fiscali relative al periodo di imposta 2018.

I modelli dichiarativi 2019 da utilizzare per la dichiarazione dei redditi 2019, per il periodo di imposta 2018 riguardano:

  • 730;
  • Certificazione unica;
  • Iva
  • Iva 74 bis;
  • 770;
  • Cupe.

Vediamo le novità che interessano questi modelli.

Modello 730/2019: le novità

Le novità che interessano il modello 730 riguardano principalmente le detrazioni d’imposta:

  • delle spese per l’abbonamento al trasposto pubblico, nella misura del 19% fino a 250 euro
  • e quelle, sempre pari al 19%, sull’acquisto di strumenti e di ausili in caso di disturbi dell’apprendimento
  • nonché sule assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo.

In aggiunta vi è il “bonus verde” pari ad una detrazione al 36%, fino a un massimo di 5.000 Euro per la sistemazione a verde di aree private, impianti di irrigazione, realizzazione pozzi, coperture a verde, giardini pensili.

Per le agevolazioni previste per il recupero del patrimonio edilizio, che comportano un risparmio energetico è necessario comunicare all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica il cd. “Ecobonus”.

Infine, è prevista un’agevolazione al 30% per le erogazioni liberali in favore di Onlus e associazioni di promozione sociale e al 35% per le organizzazioni di volontariato.

Modello Iva/2019 e 74-bis/2019: le novità

Le novità del modello IVA 2019 sono l’inserimento del rigo VA16, nel quadro VA, per i soggetti che dal 1° gennaio 2019 parteciperanno a un Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972): i contribuenti interessati dovranno barrare la casella per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva precedente l’ingresso nel Gruppo.

La seconda novità riguarda l’inserimento del campo 2 del rigo VX2, per indicare la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti Iva effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo dal 1° gennaio 2019.

Infine, l’inserimento nel quadro VO, rigo VO34, della casella 3: questa serve per i contribuenti che nel corso del 2015 avevano optato per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, nel caso in cui dal 2018 hanno revocato tale scelta, accedendo al regime forfetario della legge n. 190 del 2014.

Il modello IVA 74-bis/2019, invece, è da utilizzare per la dichiarazione delle operazioni effettuate nella frazione d’anno antecedente la dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa.

Certificazione Unica 2019: le novità

Sono stati inseriti alcuni campi per l’indicazione del credito riconosciuto dall’Inps ai beneficiari dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE) previsto dalla legge n. 232/2016.

È stata inoltre introdotta la nuova sezione “Particolari tipologie reddituali”. Questa nuova sezione serve per individuare alcune tipologie reddituali per le quali è previsto un inquadramento fiscale diverso rispetto a quello previdenziale.

Modelli 770 e Cupe: le novità

Il modello 770/2019 e la Certificazione degli utili e dei proventi equiparati riportano la novità in tema adeguamento del trattamento fiscale delle partecipazioni di natura qualificata a quelle di natura non qualificata; con riferimento ai redditi di capitale percepiti dal 1° gennaio 2018 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa.

In aggiunta è stato previsto un nuovo prospetto per gestire il regime fiscale dei proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme peer to peer lending) e per i prestiti finalizzati al finanziamento ed al sostegno di attività di interesse generale (Social Lending).

Infine per maggiori informazioni e per reperire i modelli delle Dichiarazioni dei redditi e fiscali 2019 vi rimandiamo al sito dell’Agenzia delle Entrate. Per informazioni e chiarimenti vi invitiamo a usare il contact center al Numero Verde Agenzia delle Entrate da fisso 848.800.444 o da cellulare 06.96668907.

La creazione di un piano welfare in alcuni semplici passaggi

Il mio contributo per Well Work

Il contributo di oggi cercherà di sfatare qualche (falso) mito relativamente allo sviluppo di un piano welfare aziendale.

L’atteggiamento riscontrato spesso nei datori di lavoro legato alla materia “welfare” è un misto di diffidenza e timore, la prima perché non ne comprendono a pieno i benefici mentre il timore riguarda il fatto che mettere in pratica un piano welfare si riveli solamente un costo tanto economico quanto di sacrificio in termini di tempo e organizzazione.

Innanzitutto, il datore di lavoro deve essere convinto di voler apportare migliorie nell’azienda. Infatti il welfare è un insieme di azioni progettate e attivate dall’azienda per l’erogazione di somme, beni, prestazioni, opere o servizi finalizzati a soddisfare esigenze quotidiane dei propri dipendenti, o dei familiari degli stessi.

A questo punto l’idea deve essere messa in pratica e di conseguenza l’azienda deve elaborare una pianificazione strategica atta alla redazione di un piano welfare.


Vediamo le fasi operative.

La prima valutazione è la rilevazione delle esigenze e degli obiettivi aziendali: welfare come leva per raggiungere nuovi risultati, oppure per migliorare il clima aziendale o sostegno alla conciliazione dei tempi “vita-lavoro” dei suoi collaboratori.

A questo punto si deve passare all’analisi dei fabbisogni della popolazione aziendale: mappare i propri dipendenti al fine di individuare i servizi che meglio rispondono alle loro esigenze. Solo nel caso di corrispondenza tra esigenze e servizi messi a disposizione vi potrà essere un buon uso dello strumento welfare.

Valutare i costi. Ecco che riaffiora la paura dell’azienda: quanto andrò a spendere? La valutazione degli investimenti è un processo indispensabile in qualsiasi progettazione strategica all’interno di un’azienda, quindi anche nella stesura di un piano welfare.

La fase dell’attuazione vera e propria si suddivide in altri due momenti: l’individuazione degli strumenti per l’accesso al welfare e l’avvio di un’azione di comunicazione. Il datore di lavoro non può pensare che il piano esplichi gli effetti desiderati se non vengono informati i beneficiari circa le tipologie, le modalità di funzionamento e di fruizione dei servizi offerti.

A questo punto non rimane che monitorare periodicamente l’andamento del piano welfare al fine di valutare se i risultati attesi in fase di progettazione vengono rispettati e contestualmente vi sia aderenza tra i servizi offerti e utilizzati.

Ora al datore di lavoro non resta che abbozzare un piano!

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